Coffee Please! / poisoned version /

Behind every successful woman is a substantial amount of coffee.

Manca un mese. Maggio 12, 2008

Archiviato in: journal intime, norvegia per caso — dontyna @ 10:29 pm
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Correvo stasera correvo attorno a Sognsvann, il lago di Oslo, correvo e Ryan Adams ha cominciato a cantare Love is Hell, e io guardavo le nuvole rosa per il tramonto, Margriet che correva, correva più veloce di me e pensavo che oggi è il 12 maggio e il 12 giugno un aereo mi riporta in Italia con le mie valigie di sei mesi d’erasmus e finisce tutto, tutto questo modo di vivere che è un po’ come correre attorno ad un lago senza sapere di fermarsi oppure no, mangiare quando hai fame uscire per un caffè a Gronland, i pic-nic sulla spiaggia che poi sai già di tornare con l’ultimo bus ma non importa perchè poi si continua nella cucina di bjolsen, con un tè una tortilla e il cioccolato.

Ed è un po’ di giorni che ho questa sensazione: un blocco allo stomaco, di come quando sei innamorato e ti senti sul tetto del mondo ma allo stesso tempo guardi negli occhi il tuo “lui” e sai già che ci saranno lacrime da versare e poesie da leggere per consolarsi, per coccolarsi.

Dovevo scrivere di Stoccolma. Del mio viaggio in Svezia e di come la Scandinavia sia un concetto tutto da definire, perché Stoccolma è Barcellona ed è Parigi ed è Amsterdam, ma non è Oslo, questo è sicuro. E volevo scrivere che quando ero lì avrei voluto restarci ma poi sul bus, di ritorno a casa, mi è apparso l’arcipelago di Oslo, le sue isole verdi, l’orizzonte pulito e il tramonto in fiamme sulle colline e ho deciso che Stoccolma mi è piaciuta, sì, ma amo stare qui.

I fell in love, but love is hell e tra un mese sarà dura, oh se lo sarà.

 

La prima volta fa un po’ male. Maggio 8, 2008

Archiviato in: journal intime, libridine — dontyna @ 3:04 pm
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La mia prima volta senza la Festa del Libro.

Non riesco a immaginare che in questo momento il Lingotto sia pieno di scrittori, espositori, case editrici, librai e io non sono in mezzo a loro per fare il pieno di letteratura di cui ho bisogno in questo periodo dell’anno.

La Fiera compie 21 anni e io ho sempre presenziato alla sue feste di compleanno, anche - e soprattutto - quando si chiamava Salone del Libro. Ho passeggiato tra gli espositori a mano della mia mamma quando avevo poco più di 3, ci ho passato interi pomeriggi con la mia migliore amica delle scuole elementari con cui sognavo di fondare un Club del Libro nella soffitta di casa mia. Poi sono cresciuta, ho continuato a frequentare persone che amavano i libri almeno quanto me e ci ho festeggiato i miei compleanni e ci ho speso paghetta e stipendi per portare a casa libri a sufficienza per sopravvivere all’estate. Infine, di questi ultimi tempi, sono passata dall’altra parte del “bancone”: ci ho lavorato per la Città di Torino, per il Comitato Librai Indipendenti e per la casa editrice Scritturapura.

Quest’anno, semplicemente, me la perdo. Sì, posso seguirla a distanza, con le webradio e i giornali, ma, senza bisogno di dirlo, non sarà la stessa cosa. Mi mancheranno Marino Sinibaldi e le sue interviste, i segnalibri da raccogliere ad ogni tavolo, i piccoli stand da scoprire e i cataloghi da raccogliere nelle borse di stoffa delle case editrici più sofisticate. Mi mancherà il capogiro da fiera, la spossatezza a fine giornata, dopo aver incontrato centinaia di persone e confuso i volti degli scrittori con quelli dei loro personaggi letterari.

Mi mancherà immensamente la sensazione di essere immersa in un mondo in cui “il libro” è al centro di tutto: è la fonte di sostentamento di migliaia di persone, è la vita stessa per molte di loro ma è pure l’ancora di salvezza per noi lettori, quando alla fine delle nostre giornate ci rifugiamo tra le pagine di qualche storia e ci dimentichiamo di tutto, beatamente immersi una vita che non è la nostra.

Soffro, ma so come consolarmi. Stasera parto per Stoccolma e ci si rivede lunedì, my darlings!

 

Post-fiordi. Maggio 6, 2008

Archiviato in: globtrotter, journal intime, norvegia per caso — dontyna @ 5:14 pm
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Sì, vi racconto di Bergen e i fiordi, ma in breve. Oppure, come dicono qui, in a nutshell. Perché ho ancora il mal di testa da nave/bus/treno e stamattina sono anche andata a lezione, ché io sono una brava ragazza-erasmus.

La ciudad. Bergen è adorabile. Ma credo che a renderla così carina abbia contato molto il fatto che per due giorni c’è stato un sole splendido mentre io continuavo a ripere come un mantra l’epiteto che accompagna il nome di questa città: Bergen - the rainest city of the world. Niente rain invece, solo qualche nuvola per le prime ore di sabato, poi cielo limpido e aria frizzantina, come da soap-opera. Tips: Al mercato del pesce non lasciatevi sedurre dal sapore esotico della carne di balena ché è una specie in via d’estinzione e non si deve dovrebbe neanche assaggiare!

Il fiordo. Detto anche: mare che si infila dappertutto nell’entroterra norvegese e produce splendidi paesaggi da ammirare senza badare troppo al gruppo di giapponesi che si sbraccia dalla riva quando si accorge di aver perso la nave. Tips: portatevi dietro una memory card di riserva che ne avrete bisogno se salite anche sulla famosa Flåmsbana.

Sono vecchia di un anno. E oltre al fatto di aver passato il giorno del mio compleanno a viaggiare sulla tratta ferroviaria più acclamata della Norvegia, c’è di bello che al mio ritorno avevo da leggere 72 messaggi di posta elettronica non letti. E’ carino quando la gente si ricorda di te e la metà delle e-mail sono in una lingua che non è la tua. Ora devo convincere tutti che la mia data di nascita su Facebook è stata modificata da un hacker/troll malefico e in realtà ho compiuto 22 anni.

E su quest’ultimo punto passo e chiudo, non osate contraddirmi. :-)

 

Autunno Aprile 27, 2008

Archiviato in: journal intime, norvegia per caso — dontyna @ 1:50 pm
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C’è di nuovo quel tempo uggioso che ti fa venir voglia di caminetto acceso e di cioccolata calda.

Ma dov’è finito il sole e soprattutto dove si è nascosta la primavera? Ieri ho visto l’Holmenkollen ricoperto di uno strato di erba e fiorellini, non può essere tornato l’autunno, ne sono certa. Oggi però ho usato di nuovo gli stivali anti-pioggia, la giacca di lana cotta e la sciarpa di tweed arancione. Ci manca poco che ricominci a tenere in borsa il cappellino di lana e il rewind della memoria mi riporta a febbraio.

Non mi devo lamentare. Perché come dicono i miei amici indigeni: there is no such thing as bad weather, only bad clothing.

 

Ho vinto!!! Aprile 23, 2008

Archiviato in: iWeb — dontyna @ 5:55 pm
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Ho un vinto un meme! Che poi una volta si chiamava catena di Sant’Antonio, ma così è più tenerello e fa venir voglia di passarlo agli amici più cari.

Il meme in questione chiede quali sono le sei cose che amo particolarmente fare e mi è stato rimbalzato da Veru.

Ora ve le scrivo qui in ordine sparso:

- amo guardare e riguardare gli stessi telefilm finché imparo le battute a memoria. L’ho fatto con Friends, continuo a farlo con Gilmore Girls, ho appena iniziato con Sex & The City. La mia scusa ufficiale è che lo faccio per migliorare il mio inglese, dato che le guardo rigorosamente in lingua originale!

- amo stupire i miei amici stranieri con l’arte della pizza fatta in casa: semplice, economica e soprattutto commestibile, non come quella oscenità pubblicizzata dalla catena Peppe’s Pizza!

- amo fare ginnastica all’aperto quando c’è una bella giornata. E scoprire nuovi angoli del mio quartiere perdendomi tra i caseggiati, in cerca dell’ultimo raggio di sole…

- amo gestire la mia giornata senza orari predefiniti, senza sapere quando sarà il pranzo, la cena o…la colazione!

- amo scrivere al mio portatile guardando fuori dalla finestra, spiando le mamme con i bimbi a passeggio, gli studenti che tornano a casa, gli sportivi che si allenano facendo jogging.

- amo telefonare con Skype in Italia, amo il suono della chiamata in arrivo e il momento in cui sentirò la voce di chi mi sta cercando: ma come sopravvivevano le relazioni a distanza senza questo prodigioso strumento della tecnologia? :-D

Ecco, ora mi tocca passare il memuccio ad altri sei blogger e lasciare un commento ai ‘malcapitati’.

Le mie nomination: Ele - Snuppe - Sara - 24fotogrammi - Alberto - Kikkla

HADE BRA!

 

Una mucca non fa primavera! Aprile 21, 2008

Archiviato in: polemize — dontyna @ 9:54 pm
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Ma un norvegese che beve birra in un parco alle quattro del pomeriggio sì.

In questi giorni gli oslesi hanno definitivamente salutato l’inverno e dato il benvenuto alla primavera - in ritardo di un mese - con il consueto ‘pic-nic’ alcolico nei parchi. Finalmente splende il sole e ci sono segni inequivocabili che non si tratta di un microclima passeggero, ma bensì del vero e proprio inizio della ‘bella stagione’ che rende i norvegesi letteralmente euforici.

Come riconoscere una primavera scandinava (comunque fredda e imprevedibile) da una normale settimana di sole in pieno inverno? Osservate i segnali attorno a voi e capirete che davvero qualcosa è cambiato:

  1. Prima di tutto osservate i volti degli indigeni: sorridono, sono più rilassate e come girasoli in un campo sono orientate a cogliere ogni raggio di sole possibile, fosse il primo e l’ultimo della loro vita! Ho le prove - e le metterò su Flickr - che ad ogni angolo di strada e parco e palazzo c’è un norvegese che cerca di abbronzarsi o quanto meno colorare il normale pallore della sua pelle.
  2. Sugli autobus l’aria condizionata viene azionata alla massima potenza. Fino ad una settimana fa usare i mezzi di trasporto o entrare in luoghi chiusi equivaleva ad una sauna gratis: in questi giorni invece c’è il rischio di congelare e temo che il rischio influenza sia altissimo! Portate un golfino nelle vostre borsette, non si sa mai.
  3. Nessuno mangia più in mensa. I prati del campus sono occupati da coperte colorate e studenti che consumano l’abituale matpakke (=pranzo al sacco) con l’aria spensierata di chi è finalmente in vacanza, anche se gli ultimi esami sono lì, in agguato e i libri rimangono chiusi negli zaini…
  4. Le lezioni di aerobica sono deserte: gli sportivi amano la primavera più di chiunque altro e invece di rinchiudersi in sale affollate di corpi sudati preferiscono correre all’aperto, magari lungo il fiume, con i cagnoni al guinzaglio finalmente liberi di saltellare sui prati verdi invece di scivolare nella neve!
  5. I norvegesi non sanno più come vestirsi. Sono eccentrici anche d’inverno, questo sì, ma ora c’è qualcosa che confonde ancora di più il loro look: il sole e il cielo azzurro. Non è ancora estate e già si vedono in giro infradito, vestini, maniche corte e shorts. Chi ha il coraggio di dire a questo popolo confuso dalla primavera che il termometro comunque segna ancora 10 gradi?
  6. Tra gli studenti internazionali spopolano i BBQ Parties: prati, balconi, tetti degli studentati…qualsiasi spazio all’aria aperta è degno di essere occupato da un barbecue e un gruppo di erasmus affamati!

E mi raccomando, se passate da queste parti, non cadete in tentazione: per il gelato è ancora troppo, troppo presto!

 

Ma ad Oslo ci chiamano italiani o…? * Aprile 17, 2008

Archiviato in: norvegia per caso, polemize — dontyna @ 10:57 am
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…pirla? *

Ad Oslo, semplicemente, ci adorano. Adorano l’Italia, la nostra lingua e la nostra cucina. Quando da Bergamo ho preso l’aereo per tornare in Norvegia, dopo Pasqua, le famigliole scandinave che viaggiavano con me si sono così lasciate influenzare dalla nostra chiassosa italianità che all’imbarco, invece di mettersi in coda da bravi norvegesi, si sono ammucchiati davanti al bancone, come avrebbe fatto qualsiasi italiano degno di questo nome.

Amano il nostro essere così estroversi, la nostra voglia di fare festa sempre e comunque. Ma quando mi viene chiesto da un nativo perché ho scelto proprio Oslo come destinazione del mio Erasmus, a volte per scherzo (ma neanche tanto) rispondo: per vedere come si vive un mondo perfetto!
Loro ridono, ma poi sanno che è così. Che l’Italia è un paese meraviglioso, da visitare come turisti, ma non ci farebbero mai crescere i loro figli.

In Norvegia i treni non ritardano. I bus arrivano in orario, qusi spaccano il secondo. Nessuno corre per prendere un pullman, tutti seguono la schedule, perchè sanno che verrà rispettata.

In Norvegia non esiste, o se esiste è molto molto nascosto, il clientelismo. Voglio dire: mentre da noi in Italia i professori universitari vengono arrestati per aver accettato mazzette dagli studenti , qui ad Oslo è vietato mettere il proprio nome sul foglio d’esame. Si usa invece un numero identificativo, per evitare favoritismi o penalizzazioni se il professore conosce lo studente.

Il conflitto di interessi non è neanche lontanamente concepibile in una società egalitaria come quella norvegese ed esiste un codice di condotta per regolarlo.

E vi ho già raccontato dell’università, della burocrazia che invece di intralciare funziona e aiuta lo studente.

MA.

C’è un punto debole in tutta questa perfezione. Un punto che a noi italiani fa malissimo ricordare, a quanto sembra dai commenti sui blog di Neo e Virginie.

Il punto debole è che i norvegesi pagano le tasse. Ma le pagano davvero. E dal giorno in cui cominci a lavorare, anche solo 5 ore la settimana in un pub nel peggior quartiere di Oslo, ricevi una tax card dove viene calcolato l’ammontare di quanto devi allo stato. Vi sembrerà fantascienza, ma lo scontrino delle attività commerciali non è un optional: è così ovvio che spesso lo buttano nella spazzatura le stesse commesse, perchè non ci sarà mai nessun controllo della finanza all’uscita del negozio: tutti fanno lo scontrino, non c’è nulla da verificare, indagare.

Cosa dire: sarà la cultura, sarà la storia di queste terre così ostili a rendere i norvegesi così diversi, così civicamente orientati al senso dello Stato, rispetto al popolo italiano. Forse ha ragione la Littizzetto, quando propose da Fazio “di importare la classe politica norvegese e farla governare al posto nostro: tanto parlano una lingua che non si capisce! Noi ci fidiamo ciecamente e i norvegesi sono anche dei bei marcantoni”.

Jens, tu che dici? Vieni a insegnarci come si vive e si governa in un paese che funziona?

* ringrazio Neo per il commento ispirato!

 

Per tutti quelli che me lo chiedono. Aprile 14, 2008

Archiviato in: journal intime, norvegia per caso, polemize — dontyna @ 5:46 pm
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Sì, sto seguendo lo spoglio. Sì, in diretta. Con RaiNews24, democratica.tv, RadioRai e Repubblica.

Ma non preoccupatevi per me.

Stasera ho la cena post-elettorale con i miei connazionali, abbiamo lo snus, abbiamo il rum, ci ubriacheremo e domani non ricorderemo più nulla di questa brutta giornata.

E potremo ricominciare la nostra nuova vita di cittadini norvegesi, per sempre…

 

A (political) break. Aprile 10, 2008

Archiviato in: Uncategorized — dontyna @ 5:15 pm
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Tra un paper e l’altro…mi preoccupo delle elezioni politiche.

Non posso tornare in Italia a votare e questo mi fa male, malissimo perché finalmente il PD è il segno del cambiamento di cui la politica (e noi!! e io!!) aveva bisogno. Mi fa male ancora di più pensare che ci sono quelli che non voteranno, che lasceranno scheda bianca perché ‘la politica è una casta’ e perchè credono sia una cosa che non li riguardi. La politica è nostra! E’ la nostra vita, ci sbattiamo il naso tutti i giorni facendo colazione, prendendo il bus, andando a scuola. E chi fa politica, buona, ottima politica, è da stimare, perché mette se stesso, le sue capacità e il suo tempo a servizio degli altri, perché la vita di tutti i giorni sia migliore, per tutti.

Non è utopia. Sono esistiti e sempre esisteranno politici da ammirare. Solo, bisogna continuare a dargli la possibilità di governare: con il voto.

BUONE ELEZIONI! E…IN BOCCA AL LUPO PIDDI’!!

Voltiamo Pagina Si può fare Democratica.tv

PS: per curiosità, per par condicio, per passare il tempo, come volete: ma date un’occhiata al sito del principale partito dell’opposizione. E guardate i video: sì, vi bollirà il sangue per l’indignazione di fronte a tanta scorrettezza, ma dovete sapere.

 

I norvegesi. E le norvegesi. Parte 1# Aprile 6, 2008

Archiviato in: norvegia per caso — dontyna @ 9:53 pm
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Prima di abbandonare questo pianeta (il pianeta Internet intendo) e dedicare 72 ore della mia preziosissima vita erasmus alla stesura di un paper di giornalismo, credo sia giunto il momento di deliziarvi con un argomento che finora ho cercato di evitare, nonostante varie e ripetute esortazioni da amiche blogger particolarmente interessate.

I norvegesi. Questi sconosciuti. Dai miei post precedenti avrete già intuito qualche tratto saliente della loro multipla personalità, ma c’è un aspetto della Norvegia e dei suoi abitanti che ancora mi sorprende, giorno dopo giorno: la MODA.

I norvegesi, ma soprattutto le norvegesi, hanno una fissazione particolare per le scarpe. Sulle guide turistiche è addirittura caldamente raccomandato di portarsene da casa un paio molto eleganti, perchè pare che in ristoranti molto chic, come ad esempio il café del Grand Hotel, la clientela sia consigliata di indossare un abbigliamento idoneo all’atmosfera del locale, comprendendo nella definizione di abbigliamento anche, e soprattutto, le scarpe.
Come ho avuto modo di constatare personalmente, anche altri luoghi pubblici dedicano speciale attenzione alle vostre calzature, soprattutto durante le giornate nevose: non azzardatevi ad entrare in discoteche o pub alla moda con i vostri stivali impermeabili, ma abbiate sempre cura di avere delle paperine (o delle scarpe quantomeno più decenti) nella vostra handbag!

Ma nonostante ciò, non saprei se definire gli abitanti di Oslo dei veri e propri fashion-victim. La maggior parte dei giovani sotto i 30 anni si veste regolarmente da H&M, mentre chi vuole azzardare qualche tocco di stile compra gli accessori da Fretex (catena di abiti secondhand). I veri e propri freestyler invece usano un metodo inconfodibile per dare un tocco originale al proprio look: pescare a caso nell’armadio. Date un’occhiata al sito Oslostil.com, un progetto nato nel 2006 da un’idea di un gruppo di fotografi affascinati dalla moda di strada, che ha deciso di pubblicare quasi giornalmente, come un blog, scatti rubati per le strade di Oslo alla ricerca dello stile più estroso. Ad esempio, se sfogliate il calendario delle fotografie concorderete con me nel ritenere che gli stivali di Siri siano semplicemente adorabili, mentre devo assolutamente trovare il modo di procurarmi la borsa che tiene in mano Linn!

I miei absolute freak-free styler sono Eileen di febbraio 2008 e Anette, che indossa i collant bianchi (in giugno) abbinati a dei sandali a cinghia giallino-beige.

Ci vuole ben coraggio, dico io! Oppure, senso dell’umorismo…