Archiviato in: journal intime
Ho fatto un rapido conto, di quei countdown che mi ricordano tanto i tempi delle superiori – meno 3 (anni) ai 18, meno 73 (ore) alla matura, meno 16 (giorni) alla gita di classe – e viene fuori che ne mancano quaranta (giorni). Come la quaresima. A cosa? Alla consegna del mio manoscritto bollente, una tesi che si trascina da più di 13 (mesi) e che mi taglia fuori dalla vita sociale dentro e fuori la rete. Certo, ogni tanto galleggio e ci dò dentro sul tumblr, che è un copiaincolla istituzionalizzato, però non leggo più blog, non tocco questo da ben 8 (settimane) e mi dispiace parecchio.
La gente continua a finire dentro coffeeplease cercando soprattutto la Norvegia oppure dei motivi per prendere la tessera del Partito Democratico (ma sono ancora validi?) e chissà se quando leggono rimangono delusi di quello che ci trovano. Come ci si veste per una vacanza in Norvegia? Non so, sicuramente una sciarpa vi farà comodo. Cosa dice la Serracchiani al congresso del PD al Lingotto di Torino? Tante cose, molte persino condivisibili, andatevele a cercare nel suo sito.
Ecco, se dovessi stilare una lista di tutto quello che mi sto perdendo in queste settimane di *gestazione* difficile e che riprenderò una volta *partorito* un bel pargoletto di 250 pagine, scrivere sul blog (di Norvegia, di PD, ma soprattutto di questa Italia malata) è in cima alla mia top 5…
Archiviato in: globtrotter, polemize | Tag: africa, burkina faso, diritti, immigrazione, stranieri, turismo, vacanza, viaggi
Immaginate di dover partire per le vacanze.
Ok, siete appena tornati, ma…immaginate di poter partire di nuovo.
Magari per raggiungere una meta extra-schengen, per la quale avete dovuto rinnovare il passaporto con la foto scattata appena svegli da una macchina automatica. Immaginate di essere cittadini di un paese non proprio ricchissimo, non proprio democratico (se siete italiani non dovete usare troppa fantasia), da cui spesso partono uomini e donne in cerca di un futuro migliore in altre terre, forse più ricche, forse più democratiche.
Voi però avete un buon impiego. Lavorate sodo da cinque anni e avete voglia di una meritata vacanza. Decidete di partire, ma almeno quattro o cinque mesi prima dovete iniziare una via crucis burocratica presso l’ambasciata più vicina per ottenere il documento del visto, di cui non saprete nulla con certezza fino a qualche giorno prima della partenza, quando sarete ormai pentiti di aver scelto una vacanza in un paese forse più ricco, forse più democratico ma sicuramente più sadico nei confronti di turisti di paesi lontani.
Claudia, italiana, decide di fare un viaggio in Giappone. Deve prima di tutto conoscere un cittadino giapponese che possa garantire per lei e che possa ‘dichiarare’ di ospitarla durante la sua permanenza in Giappone (ma dove lo trova un giapponese di fiducia senza prima passare per il Giappone? Su Facebook?). Il suo/la sua giapponese di fiducia, deve anche firmare un sacco di documenti per promettere alla questura competente di rimpatriare la sua ospite italiana appena concluso il viaggio turistico. I nuovi moduli per ottenere il visto richiedono inoltre che il cittadino giapponese di fiducia metta a disposizione una certa somma di denaro (definita da una tabella del Ministero degli Esteri) con una fidejussione bancaria. A Claudia non basta garantire di avere un lavoro e capacità di mantenersi, ma deve dimostrare allo stato giapponese che nei suoi 15 giorni di vacanza non spenderà un solo centesimo, in alcun modo, dalle casse del governo. Pochissime banche conoscono la pratica di fidejussione bancaria per stranieri e Claudia rischia di non ottenere il visto, perdendo anche i soldi del biglietto aereo, ormai già nelle sue tasche.
Confusi?
Vi ho ingannati un po’, lo ammetto, ma era per coinvolgervi nella storiella. Per un cittadino italiano non c’è assolutamente bisogno di tutta questa burocrazia per due settimane di meritata vacanza.
Ma sostituite le parole “italiana” con “burkinabé” e “Giappone” con “Italia“. Ne ricaverete una dettagliata cronaca delle avventure che Eliane (non Claudia), la mia amica burkinabé, ha dovuto passare per una vacanza in Europa. Ora dorme nella stanza accanto e sicuramente sogna di cantare Evviva la democrazia, evviva la libertà!
Archiviato in: iWeb, polemize | Tag: alessandro gilioli, libertà di stampa, lodo alfano, politica, sciopero blog, umberto eco
Lo sciopero dei blog indetto da Alessandro Gilioli contro il lodo Alfano ha messo d’accordo quasi tutti i blog. Io aderisco, ma bloggo e cito Umberto Eco, perché se molti giornalisti, blogger e scrittori hanno dubitato di questa forme di protesta praticamente innocua contro una legge che rischia di metterci a tacere tutti, Umberto Eco qualche ragione di questo sciopero la trova, anche molto convincente.
Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all’epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell’antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l’onore dell’Università e in definitiva l’onore del Paese.
[Umberto Eco - Il nemico della stampa]
Domande random.
Che sia tornato a fare il comico?
Devo ritrattare tutto quello scritto qui?
Ma quindi Grillo ha la tessera del PD? (qui, una mezza risposta)
Per la campagna elettorale userà la stessa foto che c’è sul post di oggi?
Se mi candido anch’io voi mi votate?
Archiviato in: piddì | Tag: campagna tesseramento, congresso, pd, politica, primarie, tesseramento pd
Mi è stato chiesto di scrivere dieci motivi per fare la tessera del Partito Democratico.
Dieci dieci sono troppi, anche perché si rischia di confonderli con i motivi per votare il PD, posto che sia il partito che mi rappresenti. Ma perché mi possa sentir rappresentato da un partito, la strategia migliore non è proprio quella di entrare a farne parte? E’ lo stesso principio de la-coop-sei-tu.
Immaginiamo che io sia un giovane disorientato da questa politica della nomenklatura, piena di vecchi che non vogliono schiodarsi dalla poltrona dopo anni di ‘onorato’ servizio al paese. Cosa faccio? Tre possibilità: 1) mi compro la Casta, leggo Beppe Grillo, mando a ‘fanculo tutti e smetto di votare; 2) mi aggiro sui siti web di PD e IDV, guardo i video di Di Pietro, mi accorgo che è presente ovunque e fa la voce grossa con tutti, mi piace il suo modo di parlare senza peli sulla lingua e lo voto, così quelli del PD imparano a non essere né carne né pesce; 3) sono uno per cui Di Pietro ha perso la mia completa fiducia dopo che ha votato contro la commissione d’inchiesta parlamentare sul G8 di Genova. Di votarlo, dopo questo grave errore durante il governo Prodi, non ci penso nemmeno. Allora guardo cosa ha da darmi e da dirmi questo PD, che, all’inizio, durante la campagna elettorale di Veltroni, mi sembrava proprio una cosa bella e l’unica alternativa valida a un paese governato da Forza Italia. Poi alle elezioni succede quel che succede, Veltroni se ne va e sembra che il mio partito sia allo scatafascio. Ma resisto, perché voglio vedere la fine di questa storia, e continuo a bazzicare intorno ai democratici fino alle elezioni europee e provinciali.
Posto che ho quasi deciso di diventare un fedele elettore del PD, perché fare la tessera?
Diciamo che non sono una a cui piace criticare senza muovere un dito. Se mi attira il PD, voglio buttarmici dentro per farlo diventare più simile a me e alle mie idee, già però ampiamente espresse dai suoi leader, i big e i little.
Il motivo della rappresentanza di cui sopra è sempre valido. Quando mi accingerò a votare, cercherò un partito giovane, con la voglia di riformare un paese in declino – morale, economico e sociale – rovinato non da Berlusconi ma dal Berlusconismo. Un partito laico, dove persone come me possano portare avanti l’idea che la laicità, non il laicismo, sia la via attraverso la quale cattolici e non credenti possano incontrarsi per parlare di diritti civili. Un partito che abbia il coraggio di dire no quando è no (al nucleare, alla guerra, ai respingimenti, alla mafia…) e sì quando è sì (al testamento biologico, a una nuova legge elettorale, alle pari opportunità, ai finanziamenti per la ricerca…).
Io sono così. E se voglio un partito che mi rappresenti, allora devo mandare i miei rappresentanti in testa al partito. Come? La tessera mi permette di votare i miei delegati al congresso, coloro che portaranno davanti ai big (e ai little) le mie istanze, le mie idee, e ne discuteranno animatamente per arrivare, categoricamente, a una posizione comune, in grado di tenere testa ai Beppe Grillo e ai Di Pietro di questo pianeta.
Non ho ancora la tessera ma la farò, perché voglio essere ‘compagna’ di partito di persone che ho già citato più volte in questo blog. Se c’è spazio per loro, nel PD, allora ho trovato la mia strada.
Archiviato in: polemize
Leggo questo e mi viene da pensare che in Italia siamo proprio indietro. Su TUTTO.
Gustatevi questa conversazione ascoltata qualche settimana fa in libreria. Protagoniste: la commessa di Intimissimi e la libraia:
> ciaooo, ce l’hai una guida su Mykonos? Io e il mio fidanzato andiamo a Mykonos quest’anno!
> sì, la trovi nella sezione guide turistiche, ce n’è una sulle isole greche in generale però.
> aah, sì sì, va benissimo. Senti, devo chiederti una cosa. (abbassando la voce). E’ vero quello che ho sentito, che Mykonos è piena….di gay???
> ehm, non lo so, può darsi, e allora?
> dicono che siano ovunque, in spiaggia, in discoteca, te li ritrovi dappertutto!
> beh, anche gli omosessuali vanno in vacanza!
> sì, ma come facciamo io e il mio fidanzato se Mykonos è piena di gay?? Come facciamooo?
>…
>…
Ahem. La commessa di Intimissimi ha sicuramente meno di 25 anni e io vorrei sapere da chi e in che modo i suoi poveri neuroni abbiano assorbito una cultura omofoba imbarazzante come quella dimostrata nella conversazione di cui sopra.
Faccio un appello alla comunità gay di Mykonos: se durante l’estate vi capita di incontrare una svampita che si nasconde dietro grandi occhiali da sole e analizza ogni movimento sospetto di uomini o donne in compagnia di persone dello stesso sesso, beh, ignoratela, oppure, ancora meglio, organizzatele una gavettonata come si deve. Almeno, al suo ritorno, avrà imparato che dai gay ci si deve guardare eccome, soprattutto se trasportano secchielli d’acqua o impugnano il superliquidator caricato a dovere…
Proprio quando decido di comprarmi una bicicletta nuova scopro che gli ecoincentivi messi a disposizione dal governo sono finiti e i prossimi saranno rinviati a settembre.
E io come faccio a rinviare il mio bisogno di pedalare per superare la prova bikini?
Siccome è una citazione sarebbe da tumblr ma non importa.
Questo è il PD che voglio sentire:
il Papa fa benissimo a dire quello che dice, ma nel mio Paese ideale un governo non dovrebbe aver bisogno degli appelli pontifici per darsi una mossa; dovrebbero essergli sufficienti gli inviti dell’opposizione, che in questi quattordici mesi non sono certamente mancati. Sugli aiuti allo sviluppo, come molti di voi sanno, li stiamo martellando da tempo: io stesso chiamai l’esecutivo in Aula per un question time, ma la risposta fu ridicola. Così ridicola che, da allora, ho deciso di non votare più per il finanziamento delle missioni internazionali, indipendentemente dal merito: mi asterrò, o voterò addirittura contro, fino a quando il governo non rispetterà gli impegni presi con la comunità internazionale alla firma degli Obiettivi del millennio.
La Stampa dedica un numero speciale all’Africa e questo blog decide di seguire il buon esempio. Solo, lo farà ogni domenica, pubblicando un pezzo di diario e una foto del mio viaggio in Burkina Faso del gennaio-febbraio 2009.
9 gennaio 2009 – primo giorno
Arriviamo a Ouagadougou con un’ora di ritardo. All’aeroporto c’è Ibrahim, un signore che lavora per le Robe di Kappa e parla un italiano splendido. Ci accoglie e ci aiuta con le formalità: da buoni italiani saltiamo tutta la coda del controllo passaporti grazie alle nostre “conoscenze”. L’albergo dove ci porta Ibrahim è esageramente lussuoso, già mi pento di non aver abbandonato la comitiva che starà con me per 10 giorni per andare nel centro accoglienza consigliato dalle suorine. Poco male, sfrutto internet e faccio colazioni abbondanti di frutta prima di partire per il nord dove non troverò nulla di tutto questo.
In ogni caso, viaggiare con una compagnia di amministratori comunali in missione di monitoraggio mi dà certi vantaggi: incontro personalità incredibili già da questo primo giorno, come Maiga Aziz, un ricercatore del Centro Studi Tecnologici di Ouaga e M. Dicko, un deputato del Congrès pour la Démocratie et le Progrès (CDP) – il partito del presidente Compaoré - che durante la cena mi racconta così tanti aneddoti sul dialogo interreligioso da riempire quasi il primo capitolo della tesi! Per esempio? I cimiteri sono condivisi da musulmani e cristiani. Per distinguere le tombe bastano una croce oppure…una mezzaluna! I partiti non possono avere alcun legame con la religione e una legge sulla laicità dello stato protegge la sfera pubblica da ogni interferenza con i leader musulmani e cristiani (più avanti scoprirò che non è proprio così: il governo non oserebbe mai toccare la poligamia, “non prevista ma tollerata” dallo stato di famiglia burkinabé). Dicko mi spiega anche che secondo lui per sconfiggere la povertà bisogna insistere sull’educazione, perché «l’analfabetismo è peggiore dell’AIDS». Infatti, come possono definirsi democratiche le elezioni nazionali quando l’80% della popolazione adulta non sa decifrare il nome del candidato? (cari g8, riflettete su queste parole!)
Andiamo a dormire stremati, incuranti delle zanzare che ci attaccano da ogni dove. Non prendo niente contro la malaria, le pasticche di malarone o lariam distruggerebbero la flora batterica di cui avrò tanto bisogno nel Sahel!
Dizionario moore-italiano #1:
LAFIBE’: come va?
LAFIBALA: bene!
BARCA: grazie!
La foto è qui.
(il mio diario del viaggio in Burkina Faso 2004, per gli amanti del genere e i curiosi, si trova ancora da queste parti)
Archiviato in: VIP (very important post), polemize | Tag: cei, chiesa, ddl sicurezza, facebook, lega nord, razzismo, rom
Serena ha 18 anni. Pubblica un link sul suo profilo di Facebook, e io non riesco a tacere. Dice così:
Ora io mi chiedo. Perché Serena pubblica questo link e aderisce al gruppo che esprime così tanto odio? Dove abbiamo sbagliato? Come si pone la Chiesa di fronte a questo? Lo chiedo ai Vescovi, ai preti del mio oratorio, agli animatori e alle suore che hanno conosciuto Serena e oggi la trovano piena di paura e senza speranza se non quella di ‘eliminare fisicamente’ i problemi che le procurano tanto fastidio.
