Coffee Please! / runaway version /


Fine di un’epoca (chinga mis lagrimas!)
Giugno 29, 2008, 9:00 pm
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Sono tornata e non ho avuto tempo di accorgermi di niente. Avvolta dagli abbracci degli amici che non mi vedevano da sei mesi, non sono crollata come temevo.

Poi le socie del libraio si sono sposate e io mi sono persa in tutto ciò che richiede il rito pre e post nozze: scherzi in casa dei futuri sposi, primo matrimonio, festa al ristorante, addio al nubilato, ancora scherzi agli sposi, secondo matrimonio, seconda festa al ristorante. E in queste due settimane non ho quasi avuto tempo di versare lacrime.
Poi succede che oggi, quando la mia amiga de alma messicana prende il treno per Milano, dai miei occhi truccati da festa sgorgano le cascate del Niagara. Non importa di quanto tempo passeremo insieme su Skype, Facebook e Msn. Io e Stéphanie non vivremo più insieme e, come quando Monica dichiara a Rachel che andrà a convivere con Chandler, questa è la fine di un’epoca.

E se ve la sentite di affrontare i (miei) ricordi, è tutto scritto qui e qui.

Adiòs Fanny!!!



Prima di partire
Giugno 11, 2008, 11:45 am
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Mi tremano le mani mentre batto sulla tastiera del mio notebook, perché questo è il mio ultimo giorno norvegese. Ho ancora ventiquattro ore per godere del mio status di studente erasmus in Scandinavia e ancora non mi sembra possibile che domani ricomincerà la vita reale, fatta di impegni, di famiglia, di riunioni, eventi, feste, code in segreteria ed esami orali.
E per per ricordare a voi – e a me stessa – quanto favoloso sia stato questo semestre, ecco la checklist delle cose fatte o non fatte durante questi sei mesi a nord del mondo:

  • correre sopra il lago ghiacciato Sognsvann – FATTO
  • sciare sopra il lago ghiacciato Sognsvann – MANCA
  • nuotare nel lago non più ghiacciato Sognsvann – FATTO
  • vedere l’aurora boreale a Tromso – MANCA
  • conoscere qualcuno che si allena per correre la Polar Marathon – FATTO
  • spendere le ultime corone sul conto norvegese comprando BOLLE alle United Bakeries – FATTO
  • fare le valigie mentre l’Italia perde 3 a 0 contro l’Olanda -FATTO
  • perdere l’ultima T-Bane e camminare dal lago Sognsvann fino a Bjolsen mentre il sole sorge e il cielo diventa prima rosa, poi magenta, rosso e arancione – FATTO
  • fotografare due oslesi mentre a gennaio sciano sul marciapiede davanti a casa -FATTO
  • viaggiare sulla famosissima Flamsbana – FATTO
  • assaggiare cibo di ogni provenienza, compreso il mitico poutine del Quebec, la salatissima Vegemite australiana e la potente michelada messicana – FATTO
  • cucinare una vera lasagna fatta in casa per i miei amici internazionali – MANCA
  • piangere con Véronique davanti alle guardie della security che hanno interrotto il mio goodbye party – FATTO
  • provare il famoso (e dannosissimo) snus – MANCA
  • vedere un balletto alla nuova Opera House di Oslo – MANCA
  • andare allo stadio per tifare Valerenga e annoiarsi davanti ad una partita lentiiissima – FATTO
  • passare tutte le domeniche sere al Bla, il locale con la musica dal vivo più trendy di Grunerlokka – FATTO
  • ospitare cinque amiche nella mia stanza di 12mq e portarle in giro per Oslo sotto una pioggia incessante – FATTO
  • studiare in bikini in riva al fiume Aker Selva – FATTO
  • fare il bagno nei fiordi – MANCA
  • sopravvivere a due home-taken exam – FATTO
  • abbracciare il mio professore di norvegese prima dell’ultima lezione – MANCA
  • seguire un corso di afro-aerobics insegnato nella lingua locale (il norvegese ovviamente!) – FATTO
  • pagare una birra più di 8€ – FATTO
  • organizzare un barbeque sulla spiaggia usando le praticissime griglie usa e getta (engangsgrill) – FATTO
  • visitare il Parlamento, la Fortezza di Akershus e il museo Kon-Tiki – MANCA

Ecco, ora sono quasi pronta a lasciare questo posto. E’ difficile mettere un punto a capo e ho paura che sarà ancora più avvilente, una volta tornata a casa, rileggere tutti gli appunti norvegesi che hanno affollato il mio blog in questo semestre.

E se il trauma da rientro è davvero troppo duro, non mi resta che entrare in analisi e cercare conforto nel lettino da psicologo dell’Erasmus Social Club.

Ha det bra Oslo!!



Notte prima degli esami (ad Oslo)
Giugno 5, 2008, 8:34 pm
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Nonostante lo stress, le ore passate sui libri e il senso di colpa per aver fatto tardi, troppo tardi , dare esami in Norvegia è un’esperienza che vale la pena di vivere sulla propria pelle.
All’Università di Oslo, Blindern Campus, ci sono due tipi di esami che posso segnare irrimediabilmente il destino degli studenti:

1) school-exam: il classico dei classici, ma con qualche variante degna di nota. Gli esami fatti a scuola iniziano di solito alle 9 del mattino e durano dalle 3 alle 6 ore, a seconda del tipo di materia scelta. Viene consigliato di presentarsi all’università un quarto d’ora prima dell’inizio della prova e di portare con se cibo, acqua, il necessario per sopravvivere e non collassare mentre si cerca si rispondere alle domande poste nel compito. Se avete dimenticato a casa il vostro matpakke – pranzo al sacco – non c’è problema. Chiedete ai controllori di accompagnarvi in mensa e potrete soddisfare la vostra fame anche durante l’esame più duro. Una volta seduti nell’aula, che ad Oslo però spesso è una palestra o un campo da tennis (giuro!), i “controllori”, un esercito di umpa-lumpa dai 70 ai 90 anni, verranno a distribuirvi i fogli d’esame. E qui inizia il divertimento. Perché oltre ai fogli di brutta, avrete degli altri fogli di colore rosa, bianco e giallino, che costituiscono invece le copie ufficiali del vostro test. Un foglio di carta copiativa separa l’uno dall’altro e scrivendo su quello bianco, voilà, avrete prodotto 3 esemplari della vostro sapere in materia. Una copia viene corretta dai professori, una copia viene riservata per il ricorso in appello (vedi sotto), mentre un’altra è per voi. Insomma, prima di capire il meccanismo è passata almeno un’ora, e qui è chiaro perché ve ne danno 6 per rispondere alle domande!!

1) home -taken exam: l’esame che si fa a casa, comodamente sdraiati sul divano con la tv accesa e un pacchetto di caramelle da cui attingere ispirazione per scrivere la tesina che dovete consegnare in 72 ore. In realtà non è così rilassante come sembra. Alle ore 10 del primo giorno d’esame esce la traccia. Da quel momento scattano i tre giorni di tempo per recuperare nei cassetti della memoria le informazioni raccolte dopo mesi di studio (ahem) e scrivere 10-15 pagine, citando accuratamente i libri consigliati dal professore. Ovviamente sono consultabili, ma con 2000 pagine di materiale sfido chiunque a trovare le informazioni giuste senza averle lette, o sfogliate, almeno una volta. Ci sono diversi tipi di approccio a quest’esame. Uno è quello di prenderla comoda e struttare solo le ultime 24 ore a disposizione rimanendo svegli tutta la notte prima della consegna. Questa è l’opzione preferita dalla mia coinquilina norvegese, che non legge nemmeno i libri e usa il metodo ‘indice’ cercando gli argomenti che le servono sfogliando il materiale. Fidatevi, è una soluzione logorante per i vostri nervi. Io uso il primo giorno per scrivere l’introduzione e pianificare quello che scriverò nei giorni successivi, compresi gli autori che voglio citare e come voglio sviluppare il tema. Poi mi piace prendere lunghe pause per pranzo e cena, magari una doccia per rimanere con la mente fresca, ma vado a dormire non troppo tardi, verso l’1, le 2, per poi alzarmi di nuovo ‘presto’ (alle 9) il mattino seguente e scrivere scrivere e ancora scrivere.

Punti in comune ai diversi tipi di esame:
- la dichiarazione sull’imbroglio (cheating): per tutti i tipi di esami, anche le tesine di metà semestre senza votazione, è obbligatorio firmare una dichiarazione dove si attesta che il lavoro consegnato è assolutamente originale, privo di copia&incolla, di parti aggiunte da esami precedenti o da opere segnate da copyright. Questi vichinghi la prendono sul serio l’università!

- la possibilità del ricorso in appello se non siete d’accordo con la valutazione del vostro esame. Dovete compilare uno speciale form entro una settimana dalla pubblicazione dei risultati e il paper verrà inviato ad una commissione esterna che deciderà se cambiare o meno il vostro voto. Tremo al pensiero di doverla utilizzare quando vedrò i risultati del mio esame di inglese…

- il candidate number: è assolutamente vietato, in Norvegia, scrivere il vostro nome e cognome sul foglio d’esame o sulla tesina fatta a casa. Nello stato più egalitario al mondo, il sistema universitario vuole assicurarsi che non ci siano discriminazioni o vantaggi per gli studenti se questi conoscono di persona il professore. Ad ognuno viene assegnato un numero, ogni volta diverso, che sarà poi il punto di riferimento per ritrovare il vostro voto nella bacheca online.

Bene. Ora che avete tutte le istruzioni, siete pronti a farvi esaminare. E non dimenticate di controllare i risultati… :-D