Coffee Please! / poisoned version /

Behind every successful woman is a substantial amount of coffee.

Notte prima degli esami (ad Oslo) Giugno 5, 2008

Archiviato in: norvegia per caso — dontyna @ 8:34 pm
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Nonostante lo stress, le ore passate sui libri e il senso di colpa per aver fatto tardi, troppo tardi , dare esami in Norvegia è un’esperienza che vale la pena di vivere sulla propria pelle.
All’Università di Oslo, Blindern Campus, ci sono due tipi di esami che posso segnare irrimediabilmente il destino degli studenti:

1) school-exam: il classico dei classici, ma con qualche variante degna di nota. Gli esami fatti a scuola iniziano di solito alle 9 del mattino e durano dalle 3 alle 6 ore, a seconda del tipo di materia scelta. Viene consigliato di presentarsi all’università un quarto d’ora prima dell’inizio della prova e di portare con se cibo, acqua, il necessario per sopravvivere e non collassare mentre si cerca si rispondere alle domande poste nel compito. Se avete dimenticato a casa il vostro matpakke - pranzo al sacco - non c’è problema. Chiedete ai controllori di accompagnarvi in mensa e potrete soddisfare la vostra fame anche durante l’esame più duro. Una volta seduti nell’aula, che ad Oslo però spesso è una palestra o un campo da tennis (giuro!), i “controllori”, un esercito di umpa-lumpa dai 70 ai 90 anni, verranno a distribuirvi i fogli d’esame. E qui inizia il divertimento. Perché oltre ai fogli di brutta, avrete degli altri fogli di colore rosa, bianco e giallino, che costituiscono invece le copie ufficiali del vostro test. Un foglio di carta copiativa separa l’uno dall’altro e scrivendo su quello bianco, voilà, avrete prodotto 3 esemplari della vostro sapere in materia. Una copia viene corretta dai professori, una copia viene riservata per il ricorso in appello (vedi sotto), mentre un’altra è per voi. Insomma, prima di capire il meccanismo è passata almeno un’ora, e qui è chiaro perché ve ne danno 6 per rispondere alle domande!!

1) home -taken exam: l’esame che si fa a casa, comodamente sdraiati sul divano con la tv accesa e un pacchetto di caramelle da cui attingere ispirazione per scrivere la tesina che dovete consegnare in 72 ore. In realtà non è così rilassante come sembra. Alle ore 10 del primo giorno d’esame esce la traccia. Da quel momento scattano i tre giorni di tempo per recuperare nei cassetti della memoria le informazioni raccolte dopo mesi di studio (ahem) e scrivere 10-15 pagine, citando accuratamente i libri consigliati dal professore. Ovviamente sono consultabili, ma con 2000 pagine di materiale sfido chiunque a trovare le informazioni giuste senza averle lette, o sfogliate, almeno una volta. Ci sono diversi tipi di approccio a quest’esame. Uno è quello di prenderla comoda e struttare solo le ultime 24 ore a disposizione rimanendo svegli tutta la notte prima della consegna. Questa è l’opzione preferita dalla mia coinquilina norvegese, che non legge nemmeno i libri e usa il metodo ‘indice’ cercando gli argomenti che le servono sfogliando il materiale. Fidatevi, è una soluzione logorante per i vostri nervi. Io uso il primo giorno per scrivere l’introduzione e pianificare quello che scriverò nei giorni successivi, compresi gli autori che voglio citare e come voglio sviluppare il tema. Poi mi piace prendere lunghe pause per pranzo e cena, magari una doccia per rimanere con la mente fresca, ma vado a dormire non troppo tardi, verso l’1, le 2, per poi alzarmi di nuovo ‘presto’ (alle 9) il mattino seguente e scrivere scrivere e ancora scrivere.

Punti in comune ai diversi tipi di esame:
- la dichiarazione sull’imbroglio (cheating): per tutti i tipi di esami, anche le tesine di metà semestre senza votazione, è obbligatorio firmare una dichiarazione dove si attesta che il lavoro consegnato è assolutamente originale, privo di copia&incolla, di parti aggiunte da esami precedenti o da opere segnate da copyright. Questi vichinghi la prendono sul serio l’università!

- la possibilità del ricorso in appello se non siete d’accordo con la valutazione del vostro esame. Dovete compilare uno speciale form entro una settimana dalla pubblicazione dei risultati e il paper verrà inviato ad una commissione esterna che deciderà se cambiare o meno il vostro voto. Tremo al pensiero di doverla utilizzare quando vedrò i risultati del mio esame di inglese…

- il candidate number: è assolutamente vietato, in Norvegia, scrivere il vostro nome e cognome sul foglio d’esame o sulla tesina fatta a casa. Nello stato più egalitario al mondo, il sistema universitario vuole assicurarsi che non ci siano discriminazioni o vantaggi per gli studenti se questi conoscono di persona il professore. Ad ognuno viene assegnato un numero, ogni volta diverso, che sarà poi il punto di riferimento per ritrovare il vostro voto nella bacheca online.

Bene. Ora che avete tutte le istruzioni, siete pronti a farvi esaminare. E non dimenticate di controllare i risultati… :-D

 

Happy Birthday Norge! Maggio 17, 2008

Archiviato in: norvegia per caso — dontyna @ 4:56 pm
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Happy Constitution Day!


National Day in Norway

Ja, vi elsker dette landet, Yes, we love this country
som det stiger frem, as it rises forth,
furet, værbitt over vannet, rugged, weathered, above the sea,
med de tusen hjem. with the thousands of homes.
Elsker, elsker det og tenker Loving, loving it and thinking
på vår far og mor about our father and mother
og den saganatt som senker and the saga night that sends
drømme på vår jord. dreams to our earth.
og den saganatt som senker and the saga night that sends
drømme på vår jord.

dreams to our earth.

The 17th May is the country’s Constitution Day and marks the day when Norway became a free and independent nation.

 

Post-fiordi. Maggio 6, 2008

Archiviato in: globtrotter, journal intime, norvegia per caso — dontyna @ 5:14 pm
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Sì, vi racconto di Bergen e i fiordi, ma in breve. Oppure, come dicono qui, in a nutshell. Perché ho ancora il mal di testa da nave/bus/treno e stamattina sono anche andata a lezione, ché io sono una brava ragazza-erasmus.

La ciudad. Bergen è adorabile. Ma credo che a renderla così carina abbia contato molto il fatto che per due giorni c’è stato un sole splendido mentre io continuavo a ripere come un mantra l’epiteto che accompagna il nome di questa città: Bergen - the rainest city of the world. Niente rain invece, solo qualche nuvola per le prime ore di sabato, poi cielo limpido e aria frizzantina, come da soap-opera. Tips: Al mercato del pesce non lasciatevi sedurre dal sapore esotico della carne di balena ché è una specie in via d’estinzione e non si deve dovrebbe neanche assaggiare!

Il fiordo. Detto anche: mare che si infila dappertutto nell’entroterra norvegese e produce splendidi paesaggi da ammirare senza badare troppo al gruppo di giapponesi che si sbraccia dalla riva quando si accorge di aver perso la nave. Tips: portatevi dietro una memory card di riserva che ne avrete bisogno se salite anche sulla famosa Flåmsbana.

Sono vecchia di un anno. E oltre al fatto di aver passato il giorno del mio compleanno a viaggiare sulla tratta ferroviaria più acclamata della Norvegia, c’è di bello che al mio ritorno avevo da leggere 72 messaggi di posta elettronica non letti. E’ carino quando la gente si ricorda di te e la metà delle e-mail sono in una lingua che non è la tua. Ora devo convincere tutti che la mia data di nascita su Facebook è stata modificata da un hacker/troll malefico e in realtà ho compiuto 22 anni.

E su quest’ultimo punto passo e chiudo, non osate contraddirmi.

:-)

 

Ma ad Oslo ci chiamano italiani o…? * Aprile 17, 2008

Archiviato in: norvegia per caso, polemize — dontyna @ 10:57 am
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…pirla? *

Ad Oslo, semplicemente, ci adorano. Adorano l’Italia, la nostra lingua e la nostra cucina. Quando da Bergamo ho preso l’aereo per tornare in Norvegia, dopo Pasqua, le famigliole scandinave che viaggiavano con me si sono così lasciate influenzare dalla nostra chiassosa italianità che all’imbarco, invece di mettersi in coda da bravi norvegesi, si sono ammucchiati davanti al bancone, come avrebbe fatto qualsiasi italiano degno di questo nome.

Amano il nostro essere così estroversi, la nostra voglia di fare festa sempre e comunque. Ma quando mi viene chiesto da un nativo perché ho scelto proprio Oslo come destinazione del mio Erasmus, a volte per scherzo (ma neanche tanto) rispondo: per vedere come si vive un mondo perfetto!
Loro ridono, ma poi sanno che è così. Che l’Italia è un paese meraviglioso, da visitare come turisti, ma non ci farebbero mai crescere i loro figli.

In Norvegia i treni non ritardano. I bus arrivano in orario, qusi spaccano il secondo. Nessuno corre per prendere un pullman, tutti seguono la schedule, perchè sanno che verrà rispettata.

In Norvegia non esiste, o se esiste è molto molto nascosto, il clientelismo. Voglio dire: mentre da noi in Italia i professori universitari vengono arrestati per aver accettato mazzette dagli studenti , qui ad Oslo è vietato mettere il proprio nome sul foglio d’esame. Si usa invece un numero identificativo, per evitare favoritismi o penalizzazioni se il professore conosce lo studente.

Il conflitto di interessi non è neanche lontanamente concepibile in una società egalitaria come quella norvegese ed esiste un codice di condotta per regolarlo.

E vi ho già raccontato dell’università, della burocrazia che invece di intralciare funziona e aiuta lo studente.

MA.

C’è un punto debole in tutta questa perfezione. Un punto che a noi italiani fa malissimo ricordare, a quanto sembra dai commenti sui blog di Neo e Virginie.

Il punto debole è che i norvegesi pagano le tasse. Ma le pagano davvero. E dal giorno in cui cominci a lavorare, anche solo 5 ore la settimana in un pub nel peggior quartiere di Oslo, ricevi una tax card dove viene calcolato l’ammontare di quanto devi allo stato. Vi sembrerà fantascienza, ma lo scontrino delle attività commerciali non è un optional: è così ovvio che spesso lo buttano nella spazzatura le stesse commesse, perchè non ci sarà mai nessun controllo della finanza all’uscita del negozio: tutti fanno lo scontrino, non c’è nulla da verificare, indagare.

Cosa dire: sarà la cultura, sarà la storia di queste terre così ostili a rendere i norvegesi così diversi, così civicamente orientati al senso dello Stato, rispetto al popolo italiano. Forse ha ragione la Littizzetto, quando propose da Fazio “di importare la classe politica norvegese e farla governare al posto nostro: tanto parlano una lingua che non si capisce! Noi ci fidiamo ciecamente e i norvegesi sono anche dei bei marcantoni”.

Jens, tu che dici? Vieni a insegnarci come si vive e si governa in un paese che funziona?

* ringrazio Neo per il commento ispirato!

 

A (political) break. Aprile 10, 2008

Archiviato in: Uncategorized — dontyna @ 5:15 pm
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Tra un paper e l’altro…mi preoccupo delle elezioni politiche.

Non posso tornare in Italia a votare e questo mi fa male, malissimo perché finalmente il PD è il segno del cambiamento di cui la politica (e noi!! e io!!) aveva bisogno. Mi fa male ancora di più pensare che ci sono quelli che non voteranno, che lasceranno scheda bianca perché ‘la politica è una casta’ e perchè credono sia una cosa che non li riguardi. La politica è nostra! E’ la nostra vita, ci sbattiamo il naso tutti i giorni facendo colazione, prendendo il bus, andando a scuola. E chi fa politica, buona, ottima politica, è da stimare, perché mette se stesso, le sue capacità e il suo tempo a servizio degli altri, perché la vita di tutti i giorni sia migliore, per tutti.

Non è utopia. Sono esistiti e sempre esisteranno politici da ammirare. Solo, bisogna continuare a dargli la possibilità di governare: con il voto.

BUONE ELEZIONI! E…IN BOCCA AL LUPO PIDDI’!!

Voltiamo Pagina Si può fare Democratica.tv

PS: per curiosità, per par condicio, per passare il tempo, come volete: ma date un’occhiata al sito del principale partito dell’opposizione. E guardate i video: sì, vi bollirà il sangue per l’indignazione di fronte a tanta scorrettezza, ma dovete sapere.

 

No excuse. Ottobre 6, 2007

Archiviato in: Uncategorized — dontyna @ 6:18 pm
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Tutti i diritti umani per tutti. 7 ottobre 2007, Marcia Perugia-Assisi.

 

Intanto, in Somalia… Ottobre 1, 2007

Archiviato in: Uncategorized — dontyna @ 4:15 pm
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Ce ne sbattiamo solo perché sono di colore e in un continente dimenticato?

Il video è vecchio ma le news sono fresche, purtroppo.