Coffee Please! / runaway version /


Ho i biglietti.
Maggio 19, 2008, 10:03 pm
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I got it, they’re in my hands baby!

Il 6 giugno, på kino in Oslo, esce Sex and The City. E vi prego di non darmi la brutta notizia che in Italia lo avrete già visto tutti il 30 maggio, perché devo farmi bella con le mie girlfriends e vantarmi di conoscere in anticipo il destino della povera Carrie forse (forse) abbandonata all’altare.

In realtà devo ammettere che, come fan, non sono così scatenata come sembra. Non sono mai stata pazza della serie prima di partire in Erasmus, anzi, in Italia evitavo persino di guardarlo quando lo davano in tv! Forse perché non avevo mai capito di che cosa si trattasse veramente.
Ho cominciato a gustarmi le avventure di Carrie & co. da quando uno dei miei coinquilini si è trasferito e ci ha lasciato in eredità un apparecchio degli anni ‘80 che ha solo 9 canali e funziona senza telecomando, ma prende benissimo TV3, che è dove trasmettono il lunedì sera Sex og singelliv qui in Norvegia. (nota: i titoli dei telefilm sono tutti tradotti ma le voci non sono doppiate – meglio per me!)

Ad un certo punto il lunedì sera non mi bastava più, ed è lì che mi sono accorta di essere pericolosamente sul punto di diventare drogata di Sex & The City: ho cominciato a scaricarlo online da siti coreani illegali, a cercare le puntate che mi ero persa (praticamente tutta la prima e la seconda serie) quando mi rifiutavo di guardarlo e, con la scusa di migliorare la mia comprensione dell’inglese, ho passato interi pomeriggi su YouTube per capire come Carrie fosse passata da Aidaan a Big e poi ancora ad Aidaan e infine di nuovo a Big.

Per chi mi conosce bene, la mia vita è totalmente l’opposto di quella mostra su SATC. Non vesto costosi abiti firmati, non cambio uomini come se fossero orecchini e non frequento l’alta società newyorchese dei party e dei ricevimenti.
Ma da un certo punto di vista invece è anche la mia vita: quante volte mi sono mangiata con lo sguardo le vetrine dei negozi in centro, quante scarpe inutili ho comprato impulsivamente in pomeriggi di shopping solitari, quante volte ho parlato male degli uomini e quante volte mi sono confidata con le mie migliori amiche? Tante. Come tutte voi. Solo che la nostra vita, essendo reale, ha un contorno e delle sfumature che vanno al di là del sesso e della ‘vita in città’. E forse, quando guardiamo un telefilm, non abbiamo voglia di vedere noi stesse alle prese con la faticosissima vita reale.

In fondo, girls just want to have fun, right?! Buona visione!



On Set
Novembre 4, 2007, 7:36 pm
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C’è sempre una prima volta.

E la mia prima volta di oggi è che sono stata in un set cinematografico. Non solo il regista mi ha permesso di stazionare nei dintorni delle riprese, ma mi ha anche attribuito un nobile compito, quello di fotografa di scena. “Solo perché così dai un senso a quella cosa che ti sei comprata” sono state le sue esatte parole, ma ormai lo conosco e nella mia testa traduco simultaneamente la sua perenne acidità nel linguaggio degli esseri umani sensibili ed educati.

Come funziona un set? Beh, non che l’abbia capito poi tanto. C’è una tizia, in questo caso la povera Heidi, che funziona da segretaria di edizione. Il suo compito in teoria è fondamentale, perché detiene la cronaca minuto per minuto di tutte le scene, ripetute e non, con i commenti del regista e degli assistenti di scena sulla qualità di audio e video. Poi c’è il tecnico del suono (lo riconoscete perché indossa enormi cuffie e tiene in mano un lungo bastone alla cui estremità c’è un microfono), c’è l’operatore alla camera, gli addetti alle luci (che vagano per il set con teli bianchio riflettori, a seconda se la scena è girata in interno o esterno), il direttore della fotografia, gli attori (multiculturali in questo caso!), e infine il regista, che è quello che corre più di tutti, e che carica su di sé tutta la responsabilità delle azioni degli altri ruoli. Mica facile.

Sarà dunque vero , quello che disse Godard a proposito della solitudine?

Ai posteri, anzi, ai registi, l’ardua sentenza.



OFF/On

In questi giorni nel mio paesello c’è l’OFF.

Per il terzo anno consecutivo il regista si è inventato una rassegna indipendente di corti e documentari aperta al pubblico di tutte le età. Devo dire che non sono stata un’assidua frequentatrice della sala, ma un film, in particolare, continua a farmi pensare e ripensare, tanto che ho quasi dimenticato tutti gli altri corti presentati la stessa serata.

Il film si intitola Un’inguaribile amore.

Andate a visitare il sito e il blog.

Conoscere Cesare è effettivamente quello che ti viene voglia di fare dopo aver visto questo cortometraggio, che racconta di un pomeriggio qualunque di una giovane coppia. Lui, Cesare, è malato di SLA e lei, Stefania, gli sta accanto come moglie da una decina anni. Attraverso una lavagna trasparente e i movimenti degli occhi di Cesare discutono sul loro matrimonio. In dieci anni le cose non sono andate come credevano e certamente non come speravano. Ma sono ancora lì, insieme, a vivere tutto quello che viene. Commoventi i sorrisi che Stefania riesce a strappare al marito durante la loro conversazione.

La battaglia di Cesare per la vita, nonostante le enormi difficoltà di mantenere costante la speranza di una guarigione, rafforza la mia idea di una possibilità di vivere la malattia in maniera dignitosa e con fiducia nel futuro. Una battaglia che persone come Wilma, un’amica di famiglia che mi fa piacere ricordare qui, ha combattuto fino in fondo per se stessa, la figlia Francesca e il marito Alessandro. Wilma è scomparsa l’anno scorso, a 42 anni, dopo che il tumore le aveva invaso ogni cellula del corpo. Una sofferenza che non ha mai chiesto di sopprimere con la morte ma piuttosto di sostenere con la preghiera e l’affetto dell’amicizia.

Persone coraggiose come Wilma e Cesare non fanno notizia. Ma ne esistono a centinaia e hanno bisogno di tutto il sostegno possibile. Non neghiamoglielo.

Per info:

OFF: AncatdubhIsole
SLA: AISLA, Associazione Luca Coscioni
Cesare Scoccimarro: ConosciCesare
Diritti del Malato: Carta dei Diritti