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Sono tornata e non ho avuto tempo di accorgermi di niente. Avvolta dagli abbracci degli amici che non mi vedevano da sei mesi, non sono crollata come temevo.
Poi le socie del libraio si sono sposate e io mi sono persa in tutto ciò che richiede il rito pre e post nozze: scherzi in casa dei futuri sposi, primo matrimonio, festa al ristorante, addio al nubilato, ancora scherzi agli sposi, secondo matrimonio, seconda festa al ristorante. E in queste due settimane non ho quasi avuto tempo di versare lacrime.
Poi succede che oggi, quando la mia amiga de alma messicana prende il treno per Milano, dai miei occhi truccati da festa sgorgano le cascate del Niagara. Non importa di quanto tempo passeremo insieme su Skype, Facebook e Msn. Io e Stéphanie non vivremo più insieme e, come quando Monica dichiara a Rachel che andrà a convivere con Chandler, questa è la fine di un’epoca.
E se ve la sentite di affrontare i (miei) ricordi, è tutto scritto qui e qui.
Adiòs Fanny!!!
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Mi tremano le mani mentre batto sulla tastiera del mio notebook, perché questo è il mio ultimo giorno norvegese. Ho ancora ventiquattro ore per godere del mio status di studente erasmus in Scandinavia e ancora non mi sembra possibile che domani ricomincerà la vita reale, fatta di impegni, di famiglia, di riunioni, eventi, feste, code in segreteria ed esami orali.
E per per ricordare a voi – e a me stessa – quanto favoloso sia stato questo semestre, ecco la checklist delle cose fatte o non fatte durante questi sei mesi a nord del mondo:
- correre sopra il lago ghiacciato Sognsvann – FATTO
- sciare sopra il lago ghiacciato Sognsvann – MANCA
- nuotare nel lago non più ghiacciato Sognsvann – FATTO
- vedere l’aurora boreale a Tromso – MANCA
- conoscere qualcuno che si allena per correre la Polar Marathon – FATTO
- spendere le ultime corone sul conto norvegese comprando BOLLE alle United Bakeries – FATTO
- fare le valigie mentre l’Italia perde 3 a 0 contro l’Olanda -FATTO
- perdere l’ultima T-Bane e camminare dal lago Sognsvann fino a Bjolsen mentre il sole sorge e il cielo diventa prima rosa, poi magenta, rosso e arancione – FATTO
- fotografare due oslesi mentre a gennaio sciano sul marciapiede davanti a casa -FATTO
- viaggiare sulla famosissima Flamsbana – FATTO
- assaggiare cibo di ogni provenienza, compreso il mitico poutine del Quebec, la salatissima Vegemite australiana e la potente michelada messicana – FATTO
- cucinare una vera lasagna fatta in casa per i miei amici internazionali – MANCA
- piangere con Véronique davanti alle guardie della security che hanno interrotto il mio goodbye party – FATTO
- provare il famoso (e dannosissimo) snus – MANCA
- vedere un balletto alla nuova Opera House di Oslo – MANCA
- andare allo stadio per tifare Valerenga e annoiarsi davanti ad una partita lentiiissima – FATTO
- passare tutte le domeniche sere al Bla, il locale con la musica dal vivo più trendy di Grunerlokka – FATTO
- ospitare cinque amiche nella mia stanza di 12mq e portarle in giro per Oslo sotto una pioggia incessante – FATTO
- studiare in bikini in riva al fiume Aker Selva – FATTO
- fare il bagno nei fiordi – MANCA
- sopravvivere a due home-taken exam – FATTO
- abbracciare il mio professore di norvegese prima dell’ultima lezione – MANCA
- seguire un corso di afro-aerobics insegnato nella lingua locale (il norvegese ovviamente!) – FATTO
- pagare una birra più di 8€ – FATTO
- organizzare un barbeque sulla spiaggia usando le praticissime griglie usa e getta (engangsgrill) – FATTO
- visitare il Parlamento, la Fortezza di Akershus e il museo Kon-Tiki – MANCA
Ecco, ora sono quasi pronta a lasciare questo posto. E’ difficile mettere un punto a capo e ho paura che sarà ancora più avvilente, una volta tornata a casa, rileggere tutti gli appunti norvegesi che hanno affollato il mio blog in questo semestre.
E se il trauma da rientro è davvero troppo duro, non mi resta che entrare in analisi e cercare conforto nel lettino da psicologo dell’Erasmus Social Club.
Ha det bra Oslo!!
Ja, vi elsker dette landet, Yes, we love this country som det stiger frem, as it rises forth, furet, værbitt over vannet, rugged, weathered, above the sea, med de tusen hjem. with the thousands of homes. Elsker, elsker det og tenker Loving, loving it and thinking på vår far og mor about our father and mother og den saganatt som senker and the saga night that sends drømme på vår jord. dreams to our earth. og den saganatt som senker and the saga night that sends drømme på vår jord. dreams to our earth.
The 17th May is the country’s Constitution Day and marks the day when Norway became a free and independent nation.
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Ok, non è molto romantico continuare dal post precedente parlando di gabinetti e toilette, ma dopo un’altra corsa nel parco di Sognsvann mi sento ispirata così.
E’ che in Norvegia puoi trovare bagni pubblici ad ogni angolo. Ma fin qui va bene, nulla da stupirsi se siamo in Scandinavia, dove a tutti è garantito l’accesso a tutto. La cosa più stupefacente è invece il fatto che in ogni toilette ci sia un rotolo di carta igienica nuovo, pronto da usare! Questo non me lo spiego. Vuol dire che i troll esistono davvero e che il loro ruolo nel mondo moderno è quello di mettere la carta igienica nei gabinetti sparsi nel regno di Re Harald? Oppure si tratta piuttosto di una fatina dei fiordi, che vola di toilette in toilette e avvisa chi di dovere con uno scampanellio quando c’è da sostituire un rotolo finito? Non riesco a concepire metodi umani per rifornire ogni bagno pubblico sparso nel paese.
In Italia non ho mai trovato la carta igienica nei bagni dell’Università di Torino, né in quelli delle stazioni dei treni. Nelle scuole elementari e materne sono i genitori stessi a doverla procurare per i figli comprandola mensilmente, dunque non oso immaginare come siano ridotti i bagni pubblici delle grandi città.
Posso giurarvi che qui, ogni volta che “mi è scappata”, ho sempre trovato una rassicurante toilet paper da usare per mantenere la mia igiene intima, anche nelle situazioni più ‘avventurose’, nei boschi di Oslo o nelle baite di montagna.
Riuscirò ad abituarmi, una volta tornata in Italia, ad avere sempre con me il “fazzolettino” pronto per ogni evenienza idrica? Vi terrò aggiornati.
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Correvo stasera correvo attorno a Sognsvann, il lago di Oslo, correvo e Ryan Adams ha cominciato a cantare Love is Hell, e io guardavo le nuvole rosa per il tramonto, Margriet che correva, correva più veloce di me e pensavo che oggi è il 12 maggio e il 12 giugno un aereo mi riporta in Italia con le mie valigie di sei mesi d’erasmus e finisce tutto, tutto questo modo di vivere che è un po’ come correre attorno ad un lago senza sapere di fermarsi oppure no, mangiare quando hai fame uscire per un caffè a Gronland, i pic-nic sulla spiaggia che poi sai già di tornare con l’ultimo bus ma non importa perchè poi si continua nella cucina di bjolsen, con un tè una tortilla e il cioccolato.
Ed è un po’ di giorni che ho questa sensazione: un blocco allo stomaco, di come quando sei innamorato e ti senti sul tetto del mondo ma allo stesso tempo guardi negli occhi il tuo “lui” e sai già che ci saranno lacrime da versare e poesie da leggere per consolarsi, per coccolarsi.
Dovevo scrivere di Stoccolma. Del mio viaggio in Svezia e di come la Scandinavia sia un concetto tutto da definire, perché Stoccolma è Barcellona ed è Parigi ed è Amsterdam, ma non è Oslo, questo è sicuro. E volevo scrivere che quando ero lì avrei voluto restarci ma poi sul bus, di ritorno a casa, mi è apparso l’arcipelago di Oslo, le sue isole verdi, l’orizzonte pulito e il tramonto in fiamme sulle colline e ho deciso che Stoccolma mi è piaciuta, sì, ma amo stare qui.
I fell in love, but love is hell e tra un mese sarà dura, oh se lo sarà.
C’è di nuovo quel tempo uggioso che ti fa venir voglia di caminetto acceso e di cioccolata calda.
Ma dov’è finito il sole e soprattutto dove si è nascosta la primavera? Ieri ho visto l’Holmenkollen ricoperto di uno strato di erba e fiorellini, non può essere tornato l’autunno, ne sono certa. Oggi però ho usato di nuovo gli stivali anti-pioggia, la giacca di lana cotta e la sciarpa di tweed arancione. Ci manca poco che ricominci a tenere in borsa il cappellino di lana e il rewind della memoria mi riporta a febbraio.
Non mi devo lamentare. Perché come dicono i miei amici indigeni: there is no such thing as bad weather, only bad clothing.
Ma un norvegese che beve birra in un parco alle quattro del pomeriggio sì.
In questi giorni gli oslesi hanno definitivamente salutato l’inverno e dato il benvenuto alla primavera – in ritardo di un mese – con il consueto ‘pic-nic’ alcolico nei parchi. Finalmente splende il sole e ci sono segni inequivocabili che non si tratta di un microclima passeggero, ma bensì del vero e proprio inizio della ‘bella stagione’ che rende i norvegesi letteralmente euforici.
Come riconoscere una primavera scandinava (comunque fredda e imprevedibile) da una normale settimana di sole in pieno inverno? Osservate i segnali attorno a voi e capirete che davvero qualcosa è cambiato:
- Prima di tutto osservate i volti degli indigeni: sorridono, sono più rilassate e come girasoli in un campo sono orientate a cogliere ogni raggio di sole possibile, fosse il primo e l’ultimo della loro vita! Ho le prove – e le metterò su Flickr – che ad ogni angolo di strada e parco e palazzo c’è un norvegese che cerca di abbronzarsi o quanto meno colorare il normale pallore della sua pelle.
- Sugli autobus l’aria condizionata viene azionata alla massima potenza. Fino ad una settimana fa usare i mezzi di trasporto o entrare in luoghi chiusi equivaleva ad una sauna gratis: in questi giorni invece c’è il rischio di congelare e temo che il rischio influenza sia altissimo! Portate un golfino nelle vostre borsette, non si sa mai.
- Nessuno mangia più in mensa. I prati del campus sono occupati da coperte colorate e studenti che consumano l’abituale matpakke (=pranzo al sacco) con l’aria spensierata di chi è finalmente in vacanza, anche se gli ultimi esami sono lì, in agguato e i libri rimangono chiusi negli zaini…
- Le lezioni di aerobica sono deserte: gli sportivi amano la primavera più di chiunque altro e invece di rinchiudersi in sale affollate di corpi sudati preferiscono correre all’aperto, magari lungo il fiume, con i cagnoni al guinzaglio finalmente liberi di saltellare sui prati verdi invece di scivolare nella neve!
- I norvegesi non sanno più come vestirsi. Sono eccentrici anche d’inverno, questo sì, ma ora c’è qualcosa che confonde ancora di più il loro look: il sole e il cielo azzurro. Non è ancora estate e già si vedono in giro infradito, vestini, maniche corte e shorts. Chi ha il coraggio di dire a questo popolo confuso dalla primavera che il termometro comunque segna ancora 10 gradi?
- Tra gli studenti internazionali spopolano i BBQ Parties: prati, balconi, tetti degli studentati…qualsiasi spazio all’aria aperta è degno di essere occupato da un barbecue e un gruppo di erasmus affamati!
E mi raccomando, se passate da queste parti, non cadete in tentazione: per il gelato è ancora troppo, troppo presto!
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Sì, sto seguendo lo spoglio. Sì, in diretta. Con RaiNews24, democratica.tv, RadioRai e Repubblica.
Ma non preoccupatevi per me.
Stasera ho la cena post-elettorale con i miei connazionali, abbiamo lo snus, abbiamo il rum, ci ubriacheremo e domani non ricorderemo più nulla di questa brutta giornata.
E potremo ricominciare la nostra nuova vita di cittadini norvegesi, per sempre…
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Prima di abbandonare questo pianeta (il pianeta Internet intendo) e dedicare 72 ore della mia preziosissima vita erasmus alla stesura di un paper di giornalismo, credo sia giunto il momento di deliziarvi con un argomento che finora ho cercato di evitare, nonostante varie e ripetute esortazioni da amiche blogger particolarmente interessate.
I norvegesi. Questi sconosciuti. Dai miei post precedenti avrete già intuito qualche tratto saliente della loro multipla personalità, ma c’è un aspetto della Norvegia e dei suoi abitanti che ancora mi sorprende, giorno dopo giorno: la MODA.
I norvegesi, ma soprattutto le norvegesi, hanno una fissazione particolare per le scarpe. Sulle guide turistiche è addirittura caldamente raccomandato di portarsene da casa un paio molto eleganti, perchè pare che in ristoranti molto chic, come ad esempio il café del Grand Hotel, la clientela sia consigliata di indossare un abbigliamento idoneo all’atmosfera del locale, comprendendo nella definizione di abbigliamento anche, e soprattutto, le scarpe.
Come ho avuto modo di constatare personalmente, anche altri luoghi pubblici dedicano speciale attenzione alle vostre calzature, soprattutto durante le giornate nevose: non azzardatevi ad entrare in discoteche o pub alla moda con i vostri stivali impermeabili, ma abbiate sempre cura di avere delle paperine (o delle scarpe quantomeno più decenti) nella vostra handbag!
Ma nonostante ciò, non saprei se definire gli abitanti di Oslo dei veri e propri fashion-victim. La maggior parte dei giovani sotto i 30 anni si veste regolarmente da H&M, mentre chi vuole azzardare qualche tocco di stile compra gli accessori da Fretex (catena di abiti secondhand). I veri e propri freestyler invece usano un metodo inconfodibile per dare un tocco originale al proprio look: pescare a caso nell’armadio. Date un’occhiata al sito Oslostil.com, un progetto nato nel 2006 da un’idea di un gruppo di fotografi affascinati dalla moda di strada, che ha deciso di pubblicare quasi giornalmente, come un blog, scatti rubati per le strade di Oslo alla ricerca dello stile più estroso. Ad esempio, se sfogliate il calendario delle fotografie concorderete con me nel ritenere che gli stivali di Siri siano semplicemente adorabili, mentre devo assolutamente trovare il modo di procurarmi la borsa che tiene in mano Linn!
I miei absolute freak-free styler sono Eileen di febbraio 2008 e Anette, che indossa i collant bianchi (in giugno) abbinati a dei sandali a cinghia giallino-beige.
Ci vuole ben coraggio, dico io! Oppure, senso dell’umorismo…
Crollo dal sonno. Ma non posso mettermi a letto quando i due mattoni, ehm, i due volumi di storia dell’India mi guardano dall’alto dello scaffale e mi intimano di cominciare a studiare per l’esame della prossima settimana.
Già, i miei 9 amici italiani sono partiti e adesso non ho più scuse per continuare a sentirmi in vacanza. Mi hanno coccolata e riempita di attenzioni per 4 giorni, poi stamattina ho dovuto lasciarli partire per tornare a casa. Nonostante la pioggia e la nebbia hanno adorato Oslo e si sono divertiti come dei bambini in gita scolastica: è stato eccitante portare a spasso una comitiva in vacanza e notare come le piccole cose che amo di questa città affascinano anche chi ci trascorre pochissimo tempo. Potrei essere un ottimo testimonial per la Oslo turistica dopo questo training con i miei amichetti! Ora il silenzio del mio appartamento è un po’ straniante, ma più tardi tutto dovrebbe tornare normalmente caotico grazie alla “cena dei coabitanti” che abbiamo inventato io e la Stéph per costringere i nostri coinquilini norvegesi a socializzare, ma soprattutto a cucinare con pentole e padelle: riusciranno a produrre di qualcosa di più elaborato di un sandwich al burro o di una pizza surgelata?
Vi faremo sapere.

