Archiviato in: Uncategorized | Tag: michael jackson, mjj, norway, smooth criminal parody
Ja, vi elsker dette landet, Yes, we love this country som det stiger frem, as it rises forth, furet, værbitt over vannet, rugged, weathered, above the sea, med de tusen hjem. with the thousands of homes. Elsker, elsker det og tenker Loving, loving it and thinking på vår far og mor about our father and mother og den saganatt som senker and the saga night that sends drømme på vår jord. dreams to our earth. og den saganatt som senker and the saga night that sends drømme på vår jord. dreams to our earth.
The 17th May is the country’s Constitution Day and marks the day when Norway became a free and independent nation.
Archiviato in: journal intime, norvegia per caso, polemize | Tag: norway, norvegia
Ok, non è molto romantico continuare dal post precedente parlando di gabinetti e toilette, ma dopo un’altra corsa nel parco di Sognsvann mi sento ispirata così.
E’ che in Norvegia puoi trovare bagni pubblici ad ogni angolo. Ma fin qui va bene, nulla da stupirsi se siamo in Scandinavia, dove a tutti è garantito l’accesso a tutto. La cosa più stupefacente è invece il fatto che in ogni toilette ci sia un rotolo di carta igienica nuovo, pronto da usare! Questo non me lo spiego. Vuol dire che i troll esistono davvero e che il loro ruolo nel mondo moderno è quello di mettere la carta igienica nei gabinetti sparsi nel regno di Re Harald? Oppure si tratta piuttosto di una fatina dei fiordi, che vola di toilette in toilette e avvisa chi di dovere con uno scampanellio quando c’è da sostituire un rotolo finito? Non riesco a concepire metodi umani per rifornire ogni bagno pubblico sparso nel paese.
In Italia non ho mai trovato la carta igienica nei bagni dell’Università di Torino, né in quelli delle stazioni dei treni. Nelle scuole elementari e materne sono i genitori stessi a doverla procurare per i figli comprandola mensilmente, dunque non oso immaginare come siano ridotti i bagni pubblici delle grandi città.
Posso giurarvi che qui, ogni volta che “mi è scappata”, ho sempre trovato una rassicurante toilet paper da usare per mantenere la mia igiene intima, anche nelle situazioni più ‘avventurose’, nei boschi di Oslo o nelle baite di montagna.
Riuscirò ad abituarmi, una volta tornata in Italia, ad avere sempre con me il “fazzolettino” pronto per ogni evenienza idrica? Vi terrò aggiornati.
Archiviato in: globtrotter, journal intime, norvegia per caso | Tag: viaggiare, erasmus, norway
Sì, vi racconto di Bergen e i fiordi, ma in breve. Oppure, come dicono qui, in a nutshell. Perché ho ancora il mal di testa da nave/bus/treno e stamattina sono anche andata a lezione, ché io sono una brava ragazza-erasmus.
La ciudad. Bergen è adorabile. Ma credo che a renderla così carina abbia contato molto il fatto che per due giorni c’è stato un sole splendido mentre io continuavo a ripere come un mantra l’epiteto che accompagna il nome di questa città: Bergen – the rainest city of the world. Niente rain invece, solo qualche nuvola per le prime ore di sabato, poi cielo limpido e aria frizzantina, come da soap-opera. Tips: Al mercato del pesce non lasciatevi sedurre dal sapore esotico della carne di balena ché è una specie in via d’estinzione e non si deve dovrebbe neanche assaggiare!
Il fiordo. Detto anche: mare che si infila dappertutto nell’entroterra norvegese e produce splendidi paesaggi da ammirare senza badare troppo al gruppo di giapponesi che si sbraccia dalla riva quando si accorge di aver perso la nave. Tips: portatevi dietro una memory card di riserva che ne avrete bisogno se salite anche sulla famosa Flåmsbana.
Sono vecchia di un anno. E oltre al fatto di aver passato il giorno del mio compleanno a viaggiare sulla tratta ferroviaria più acclamata della Norvegia, c’è di bello che al mio ritorno avevo da leggere 72 messaggi di posta elettronica non letti. E’ carino quando la gente si ricorda di te e la metà delle e-mail sono in una lingua che non è la tua. Ora devo convincere tutti che la mia data di nascita su Facebook è stata modificata da un hacker/troll malefico e in realtà ho compiuto 22 anni.
E su quest’ultimo punto passo e chiudo, non osate contraddirmi.
Archiviato in: norvegia per caso, polemize | Tag: norway, oslo, politica, società
…pirla? *
Ad Oslo, semplicemente, ci adorano. Adorano l’Italia, la nostra lingua e la nostra cucina. Quando da Bergamo ho preso l’aereo per tornare in Norvegia, dopo Pasqua, le famigliole scandinave che viaggiavano con me si sono così lasciate influenzare dalla nostra chiassosa italianità che all’imbarco, invece di mettersi in coda da bravi norvegesi, si sono ammucchiati davanti al bancone, come avrebbe fatto qualsiasi italiano degno di questo nome.
Amano il nostro essere così estroversi, la nostra voglia di fare festa sempre e comunque. Ma quando mi viene chiesto da un nativo perché ho scelto proprio Oslo come destinazione del mio Erasmus, a volte per scherzo (ma neanche tanto) rispondo: per vedere come si vive un mondo perfetto!
Loro ridono, ma poi sanno che è così. Che l’Italia è un paese meraviglioso, da visitare come turisti, ma non ci farebbero mai crescere i loro figli.
In Norvegia i treni non ritardano. I bus arrivano in orario, qusi spaccano il secondo. Nessuno corre per prendere un pullman, tutti seguono la schedule, perchè sanno che verrà rispettata.
In Norvegia non esiste, o se esiste è molto molto nascosto, il clientelismo. Voglio dire: mentre da noi in Italia i professori universitari vengono arrestati per aver accettato mazzette dagli studenti , qui ad Oslo è vietato mettere il proprio nome sul foglio d’esame. Si usa invece un numero identificativo, per evitare favoritismi o penalizzazioni se il professore conosce lo studente.
Il conflitto di interessi non è neanche lontanamente concepibile in una società egalitaria come quella norvegese ed esiste un codice di condotta per regolarlo.
E vi ho già raccontato dell’università, della burocrazia che invece di intralciare funziona e aiuta lo studente.
MA.
C’è un punto debole in tutta questa perfezione. Un punto che a noi italiani fa malissimo ricordare, a quanto sembra dai commenti sui blog di Neo e Virginie.
Il punto debole è che i norvegesi pagano le tasse. Ma le pagano davvero. E dal giorno in cui cominci a lavorare, anche solo 5 ore la settimana in un pub nel peggior quartiere di Oslo, ricevi una tax card dove viene calcolato l’ammontare di quanto devi allo stato. Vi sembrerà fantascienza, ma lo scontrino delle attività commerciali non è un optional: è così ovvio che spesso lo buttano nella spazzatura le stesse commesse, perchè non ci sarà mai nessun controllo della finanza all’uscita del negozio: tutti fanno lo scontrino, non c’è nulla da verificare, indagare.
Cosa dire: sarà la cultura, sarà la storia di queste terre così ostili a rendere i norvegesi così diversi, così civicamente orientati al senso dello Stato, rispetto al popolo italiano. Forse ha ragione la Littizzetto, quando propose da Fazio “di importare la classe politica norvegese e farla governare al posto nostro: tanto parlano una lingua che non si capisce! Noi ci fidiamo ciecamente e i norvegesi sono anche dei bei marcantoni”.
Jens, tu che dici? Vieni a insegnarci come si vive e si governa in un paese che funziona?
* ringrazio Neo per il commento ispirato!
Archiviato in: norvegia per caso | Tag: erasmus, norvegia, norway, oslo, personale
You know you have been too long in Norway when..….it seems nice to spend a week in a small wooden cottage up in the mountains, with no running water and no electricity.
L’università non ci lascia mai soli. Si preoccupano per noi, vogliono assicurarsi che gli studenti internazionali possano godere del massimo divertimento possibile, ma credono che fondalmentalmente da soli non ce la potremmo mai fare. Così, il nostro dolcissimo nonno Ted, resposabile degli studenti Erasmus per il secondo semestre, ci ha portati nei boschi di Oslo per trascorrere un bel week-end in un winter cottage tipicamente norvegese. E devo dire che le comodità non ci sono mancate! C’era l’acqua corrente, l’elettricità, cibo in abbondanza. E soprattutto c’era la sauna, e un enorme camino in una sala da pranzo con le pareti vetrate con vista sul tramonto.
La notte l’abbiamo passata scherzando sui nomi stupidi che hanno i semi delle carte in giro per il mondo (pata sono le picche finlandesi!), cantando davanti al fuoco (e gli italiani sono quelli che tengono alto l’umore, gli olandesi si ubriacano, le francesi hanno bisogno d’affetto), poi stamattina di nuovo tutti in marcia per tornare a casina, ché non si può passare troppo tempo nei boschi quando il sabato sera è dedicato alle imperdibile feste nelle residenze studentesche!
Ho camminato per quattro ore tra neve, alberi altissimi e cielo azzurro, sgranocchiando cioccolata e migliorando il mio inglese . Ora sono stanca, ma più viva che mai.
Archiviato in: globtrotter, journal intime, norvegia per caso, polemize | Tag: personale, erasmus, norway, norvegia, oslo, politica
Lo so che vi sono mancata e che una pausa di un mese da tutti i miei blog non è assolutamente giustificabile, ma ora cerchiamo di recuperare il tempo perso: dove eravamo rimasti? Dunque, sono tornata da Tromso e una bolla di malinconia mi ha chiuso nel silenzio mediatico per una settimana; poi ho avuto il coraggio di guardare le foto, ho trovato il tempo di arrabbiarmi per le macchie sull’obbiettivo della reflex e l’occasione di discutere con i miei compagni di viaggio sulla nostra puntatina al nord del mondo, e infine mi sono ripresa. La depressione post-articum infatti non ha niente a che vedere con Tromso. Almeno credo. E’ stato piuttosto uno di quei viaggi che ti fanno pensare che sì, devi proprio trovare un lavoro che ti permetta di essere in giro per il mondo a incontrare le persone che lo abitano e a fotografare i luoghi stupendi che l’uomo non ha ancora rovinato. E nonostante la fantomatica aurora boreale non sia apparsa in cielo durante il nostro soggiorno nordico, è stato un viaggio di cui non mi pento e che ancora descrivo come “amazing!” a tutti quelli che mi chiedono how was the arctic?
E poi? Cosa è successo?
Beh, è successo che sono tornata e mi sono resa conto che il mio tempo libero era praticamente finito. Due mesi d’Erasmus e mi sono trovota di nuovo ad annaspare tra i libri, ad angosciarmi per gli esami e a passarei pomeriggi nella biblioteca del campus. Per due settimane consecutive ho fatto la spola Bjolsen/Blindern senza passare dal centro città e mi sono sentita improvvisamente catapultata in un non-luogo fatto di studio, feste in casa identiche di week-end in week-end (“bring your own beer and try to find the way to come back home)” e caffè americani bevuti a lunghi sorsi tra un bus e una metro.
Poi ho ricevuto visite dall’Italia e, mostrandola a chi si è trovato qui per la prima volta, per pochi giorni, mi sono ricordata di come sia cool la città in cui vivo ora. Sono tornata ad essere una turista e ho camminato per le vie di Oslo come i primi giorni, gli occhi sgranati e la voglia di capire una nazione che è così diversa dalla mia seppur così vicina geograficamente. E mentre io ricominciavo ad apprezzare il mio essere qui, come studente, come osservatore privilegiato e non come semplice consumatore di attrazioni turistiche, le persone a me più vicine durante l’erasmus hanno cominciato ad odiare la Norvegia e tutto quello che riguarda la vita qui. Tutto attraverso i loro racconti diventa noioso, piccolo, inutile, solo costoso, non interessante…Ho cercato in tutti i modi di cambiare questa prospettiva così negativa ma nulla, sono davanti ad un muro! E mi chiedo: sono io quella sbagliata? Che riesco ancora a godere degli ultimi giorni di inverno come se fossero tesori preziosi, che apprezzo il fatto di vivere in un paese dove non si festeggia la festa delle donne, ma di fatto quest’ultime sono considerate molto più che nel mio paese, dove l’8 marzo siamo tutte in pizzeria per una serata senza uomini. Adoro Oslo, adoro la Norvegia. Adoro il fatto che con la metropolitana posso arrivare in mezzo alla natura, che non ci sia traffico per strada, che il claclson sia un’emergenza e non un’abitudine del nervosismo mattutino e che il mio portafoglio trabocchi di scontrini perchè qui sia considerato normale pagare le tasse, dal supermercato al chiosco per strada. Eccetera.
Siamo già a marzo e i miei mesi qui si accorciano sempre di più.
Come faccio a non sentire già la mancanza di questo paese quando penso che tra una settimana sarò in Italia, lo Stato dove può esistere ciò che è stato scritto nel libro Gomorra e nessun PD al mondo potrà risolvere??
Good luck, perchè io non potrò nemmeno votare.
Let’s apply for the Norwegian citizenship, quickly!
Archiviato in: journal intime, norvegia per caso | Tag: personale, erasmus, norway, norvegia, oslo, viaggi, musica
Mai più ascoltare un disco dei Dakota Suite al ritorno di un viaggio dal Circolo Polare Artico.
Effetti collaterali: (1) fiumi di lacrime per la nostalgia di un paesaggio di ghiaccio che oggi rimane solo impresso -vagamente – nei pixel delle mie fotografie; (2) voglia di casa, di una mamma che mi svuota la valigia coi vestiti sporchi; (3) sensibilità alla stelle per le brutte notizie di viaggi che forse non si faranno più insieme (però torni, me lo hai promesso!) .
Rimedi: tazza di lamponi freschi con panna e zucchero. Tanto zucchero.
Archiviato in: norvegia per caso | Tag: erasmus, norway, norvegia, università
Anche se ormai è più di un mese che l’università norvegese è diventata parte della mia quotidianità, sono contenta di aver aspettato l’inizio del mio corso di norvegese prima di raccontarvi how amazing sia il sistema scolastico qui al nord. La mia settimana più o meno si svolge dal lunedì al mercoledì, con lezioni super-intensive a frequenza obbligatoria, dove i prof. conoscono le vostre facce e non si dimenticano se arrivate in ritardo per più di due volte consecutive.
Lunedì. Ore 8. E’ presto, troppo presto per gli studenti erasmus. Il mio prof. di norvegese saltella per la classe come un folletto e non scherzo se vi dico che si chiama Frodo. Ci sta insegnando la fonetica e ci ha raccomandato soprattutto di non dimenticare le basi della pronuncia di questa strana lingua degli elfi, basi che si imparano correttamente se facciamo riferimento ai versi degli animali: in Norvegia infatti, una mucca non farà semplicemente MUUUU, come potrebbe capitare da noi in Italia, bensì MOOOEEE, come una specie di conato che risale dallo stomaco. Le pecore non belano con un BEEEE, ma emettono una sorta di BAAAA che finisce con la bocca a forma di OOO semichiusa. Il primo giorno di lezione Frodo ha scritto alla lavagna i suoi contatti pregandoci di chiamarlo per nome e cercarlo anche a casa per qualsiasi evenienza (ci ha lasciato tutti i suoi numeri personali). Frodo ha 55 anni e per due mesi all’anno lavora in Georgia insegnando inglese e norvegese.
Martedì. A lezione di giornalismo prevalgono gli studenti internazionali. Ma, costantemente, sono i norvegesi a brillare durante le comparazioni tra i sistemi mediatici tra paese e paese. L’Italia, in particolar modo, è sempre presa di mira dal professore quando vuole spiegare come funziona nel peggiore dei modi l’intreccio tra politica e giornalismo. Cerca sempre di chiedere informazioni sui media italiani agli studenti che ci sono in aula, ma fino ad ora me la sono cavata con un dignitoso silenzio mimetizzandomi tra i francesi, che, Sarkozy a parte, hanno dignità politica da vendere.
Mercoledì. Nel mio corso di linguistica c’è una ragazza che aspetta un bambino. E’ bellissima e giovanissima, è sempre molto serena e la vedo tutte le mattine a lezione. All’Università di Oslo per ogni corso c’è una pagina web che spiega le modalità d’esame e per ognuno si può trovare una clausola per “situazioni particolari” che possono essere tenute in speciale considerazione, come ad esempio la gravidanza. Dietro l’edificio di Social Science c’è un asilo nido che è gratuito per i figli di docenti è studenti. In Norvegia avere figli durante il periodo universitario è una possibilità prevista dalla legge. In Italia è, sostanzialmente, un diritto negato.
Giovedì. Di solito pianifico di fermarmi a studiare in biblioteca dopo le lezioni, ma gli scaffali sono pieni di giornali da ogni parte del mondo ed difficile concentrarsi sui libri quando hai a disposizione una tale quantità di carta stampata che aspetta solo la tua lettura. L’edificio della biblioteca è splendido, di concezione moderna ma allo stesso tempo ricca di particolari che richiamano l’austerità delle facoltà classiche: le pareti sono interamente costituite da vetrate per far penetrare più luce possibile tra le pagine dei libri degli studenti, ma le lampade sono le tipiche green lamp delle biblioteche anglosassoni che si vedono nei film ambientati nei campus americani e inglesi.
Venerdì. Per almeno due settimane non sono riuscita a decifrare la geografia del campus. Giravo con la mappa nella tasca e chiedevo a qualsiasi persona incontrassi nella mia strada quale fosse il building di storia e dove si trovasse il dipartimento di lingue. Il campus di Oslo comprende un’area che è toccata da quattro fermate della metropolitana, ospita una banca, un ufficio postale, un supermercato, un pub (e un fridayparty) per ogni facoltà, una farmacia, un edificio di bar e ristoranti per studenti, un asilo nido, due palestre (altre due sono fuori dall’area del campus ma appartengono all’università) con piscina e campi da tennis, football, pallavolo, basket, ecc.
I costosissimi libri per gli esami universitari possono essere comprati in una libreria che si estende su due piani e che farebbe impallidire il Mondadori Multicenter di Torino. Vi è una sala computer per gli studenti ogni due aule “tradizionali”, dove comunque c’è sempre un bel Mac a disposizione del professore. Il giornale dell’università esce ogni settimana e i giornalisti/studenti che vi lavorano sono pagati.
Le tasse universitarie sono pressocchè inesistenti: 60€ a semestre.
Il vice-rettore è una donna.
Archiviato in: norvegia per caso | Tag: personale, erasmus, norway, norvegia, oslo
Cisonocisonocisono.
Non sono scomparsa avvolta dalle nebbie scandinave, quindi prometto in queste righe che tornerò a scrivervi di:
- università & istruzione nordica
- antropologia norvegese applicata
- cucinare in erasmus for dummies
- le 10 piccole cose che adoro di questo posto (my favourite things…)
Questo post è un post-it per ricordarmi che devo scrivere e raccontarvi tutto quello che vivo qui, ché altrimento perdo l’occasione di farmi invidiare da tutti voi che siete rimasti in Italia, poveretti, proprio durante questo bel periodo di politica esemplare!
C U soon!

