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Mi è stato chiesto di scrivere dieci motivi per fare la tessera del Partito Democratico.
Dieci dieci sono troppi, anche perché si rischia di confonderli con i motivi per votare il PD, posto che sia il partito che mi rappresenti. Ma perché mi possa sentir rappresentato da un partito, la strategia migliore non è proprio quella di entrare a farne parte? E’ lo stesso principio de la-coop-sei-tu.
Immaginiamo che io sia un giovane disorientato da questa politica della nomenklatura, piena di vecchi che non vogliono schiodarsi dalla poltrona dopo anni di ‘onorato’ servizio al paese. Cosa faccio? Tre possibilità: 1) mi compro la Casta, leggo Beppe Grillo, mando a ‘fanculo tutti e smetto di votare; 2) mi aggiro sui siti web di PD e IDV, guardo i video di Di Pietro, mi accorgo che è presente ovunque e fa la voce grossa con tutti, mi piace il suo modo di parlare senza peli sulla lingua e lo voto, così quelli del PD imparano a non essere né carne né pesce; 3) sono uno per cui Di Pietro ha perso la mia completa fiducia dopo che ha votato contro la commissione d’inchiesta parlamentare sul G8 di Genova. Di votarlo, dopo questo grave errore durante il governo Prodi, non ci penso nemmeno. Allora guardo cosa ha da darmi e da dirmi questo PD, che, all’inizio, durante la campagna elettorale di Veltroni, mi sembrava proprio una cosa bella e l’unica alternativa valida a un paese governato da Forza Italia. Poi alle elezioni succede quel che succede, Veltroni se ne va e sembra che il mio partito sia allo scatafascio. Ma resisto, perché voglio vedere la fine di questa storia, e continuo a bazzicare intorno ai democratici fino alle elezioni europee e provinciali.
Posto che ho quasi deciso di diventare un fedele elettore del PD, perché fare la tessera?
Diciamo che non sono una a cui piace criticare senza muovere un dito. Se mi attira il PD, voglio buttarmici dentro per farlo diventare più simile a me e alle mie idee, già però ampiamente espresse dai suoi leader, i big e i little.
Il motivo della rappresentanza di cui sopra è sempre valido. Quando mi accingerò a votare, cercherò un partito giovane, con la voglia di riformare un paese in declino – morale, economico e sociale – rovinato non da Berlusconi ma dal Berlusconismo. Un partito laico, dove persone come me possano portare avanti l’idea che la laicità, non il laicismo, sia la via attraverso la quale cattolici e non credenti possano incontrarsi per parlare di diritti civili. Un partito che abbia il coraggio di dire no quando è no (al nucleare, alla guerra, ai respingimenti, alla mafia…) e sì quando è sì (al testamento biologico, a una nuova legge elettorale, alle pari opportunità, ai finanziamenti per la ricerca…).
Io sono così. E se voglio un partito che mi rappresenti, allora devo mandare i miei rappresentanti in testa al partito. Come? La tessera mi permette di votare i miei delegati al congresso, coloro che portaranno davanti ai big (e ai little) le mie istanze, le mie idee, e ne discuteranno animatamente per arrivare, categoricamente, a una posizione comune, in grado di tenere testa ai Beppe Grillo e ai Di Pietro di questo pianeta.
Non ho ancora la tessera ma la farò, perché voglio essere ‘compagna’ di partito di persone che ho già citato più volte in questo blog. Se c’è spazio per loro, nel PD, allora ho trovato la mia strada.
Siccome è una citazione sarebbe da tumblr ma non importa.
Questo è il PD che voglio sentire:
il Papa fa benissimo a dire quello che dice, ma nel mio Paese ideale un governo non dovrebbe aver bisogno degli appelli pontifici per darsi una mossa; dovrebbero essergli sufficienti gli inviti dell’opposizione, che in questi quattordici mesi non sono certamente mancati. Sugli aiuti allo sviluppo, come molti di voi sanno, li stiamo martellando da tempo: io stesso chiamai l’esecutivo in Aula per un question time, ma la risposta fu ridicola. Così ridicola che, da allora, ho deciso di non votare più per il finanziamento delle missioni internazionali, indipendentemente dal merito: mi asterrò, o voterò addirittura contro, fino a quando il governo non rispetterà gli impegni presi con la comunità internazionale alla firma degli Obiettivi del millennio.
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Io c’ero. Dalle 10 alle 17, poi sono andata via ché avevamo la Festa Democratica dalle nostre parti. Però senza se e senza ma mi sono sparata 7 ore (con pausa pranzo giapponese) di interventi democratici che mi hanno quasi convinto a fare la tessera. Perché quasi?
Perché gli unici presenti al Lingotto che non mi sono piaciuti erano seduti tra il pubblico. Eravamo noi. Maleducati e arroganti, litigiosi e nervosi, tutto ciò che non ti aspetti da un pubblico giovane e democratico. Una platea davvero deludente che spero non rifletta l’elettorato del piddì. Ma vorrei sottolineare che le figuracce più figuracce le han fatte gli ultra30enni, noi under25 sappiamo ancora comportarci bene in un luogo pubblico.
Se volete le dirette, fondazione daje e iMille. Se volete vedere le facce più brave, Serracchiani, Civati, Alicata, Marino, Sarubbi.
Have a sleepable, democratic night.
