Coffee Please! / runaway version /


Giustifica firmata
Settembre 11, 2008, 10:43 am
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Questo blog si prende una pausa di riflessione. Deve ritrovare se stesso, il senso della vita, il senso dell’aceto balsamico sulle fragole e dello scioglimento dei ghiacci al Polo Nord.

Questo blog tornerà ad essere operativo quanto prima e soprattutto quando verrà rilasciato l’ultimo nano da giardino come da richiesta del MALAG.

Ci vediamo presto. O forse, un po’ più in là.



Happy New Year!
Agosto 31, 2008, 12:23 pm
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Il Capodanno dovrebbe essere festeggiato oggi, 31 agosto. Settembre è il mese che coincide con l’inizio di un nuovo anno scolastico, con nuovi progetti lavorativi e propositi che spesso lasciamo perdere già ad ottobre. Le palestre invitano a provare lezioni gratuite per acchiappare nuovi iscritti, le scuole di lingua offrono corsi di cinese a prezzi stracciatissimi. Finite le vacanze, siamo quasi eccitati dal ritorno della normalità, siamo pronti a ricominciare un nuovo anno che già si prospetta fitto di impegni, a sfogliare la nostra agenda.

Ho faticato ad abituarmi nella veste della studentessa che è quasi al termine della sua carriera universitaria. Dopo l’Erasmus sono tornata carica di energia che però mi è stata risucchiata subito dalla preparazione per gli ultimi esami: il countdown dice meno quattro ma ancora sembrano tantissimi. Avrei voglia di buttarmi di nuovo a vivere fuori dal confine italiano, ma ci sono cose che devo portare avanti qui, almeno per qualche tempo.

Sta per iniziare l’anno nuovo, dunque, e mi trovo in una fase della vita in cui non posso più sfuggire alle scelte che mi porteranno ad essere qualcuno/qualcosa. Ho sempre cercato di specializzarmi il meno possibile, scegliendo corsi di studio che allargassero i miei orizzonti mentali e culturali.  Ora non so più chi sono, né cosa voglio diventare.

Il mio proposito per l’anno nuovo è di seguire il consiglio di Paul Graham, imprenditore e saggista britannico, che intuitivamente ha definito la mia situazione con queste parole:

Alcune persone sanno già a sedici anni che lavoro faranno da grandi. Altre sanno che vogliono fare qualcosa di speciale ma non hanno ancora deciso se diventare una rockstar o un neurochirurgo.

Se vi riconoscete in questa categoria, dovrete procedere per tentativi. E probabilmente solo dopo aver trovato la città in cui vi sentite a casa capirete qual è la vostra ambizione.

Allora per un po’ facciamo che questa città sia Torino (e dintorni), poi, passati i bagordi delle feste, si vedrà.

Buon anno a tutti!



Prima di partire
Giugno 11, 2008, 11:45 am
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Mi tremano le mani mentre batto sulla tastiera del mio notebook, perché questo è il mio ultimo giorno norvegese. Ho ancora ventiquattro ore per godere del mio status di studente erasmus in Scandinavia e ancora non mi sembra possibile che domani ricomincerà la vita reale, fatta di impegni, di famiglia, di riunioni, eventi, feste, code in segreteria ed esami orali.
E per per ricordare a voi – e a me stessa – quanto favoloso sia stato questo semestre, ecco la checklist delle cose fatte o non fatte durante questi sei mesi a nord del mondo:

  • correre sopra il lago ghiacciato Sognsvann – FATTO
  • sciare sopra il lago ghiacciato Sognsvann – MANCA
  • nuotare nel lago non più ghiacciato Sognsvann – FATTO
  • vedere l’aurora boreale a Tromso – MANCA
  • conoscere qualcuno che si allena per correre la Polar Marathon – FATTO
  • spendere le ultime corone sul conto norvegese comprando BOLLE alle United Bakeries – FATTO
  • fare le valigie mentre l’Italia perde 3 a 0 contro l’Olanda -FATTO
  • perdere l’ultima T-Bane e camminare dal lago Sognsvann fino a Bjolsen mentre il sole sorge e il cielo diventa prima rosa, poi magenta, rosso e arancione – FATTO
  • fotografare due oslesi mentre a gennaio sciano sul marciapiede davanti a casa -FATTO
  • viaggiare sulla famosissima Flamsbana – FATTO
  • assaggiare cibo di ogni provenienza, compreso il mitico poutine del Quebec, la salatissima Vegemite australiana e la potente michelada messicana – FATTO
  • cucinare una vera lasagna fatta in casa per i miei amici internazionali – MANCA
  • piangere con Véronique davanti alle guardie della security che hanno interrotto il mio goodbye party – FATTO
  • provare il famoso (e dannosissimo) snus – MANCA
  • vedere un balletto alla nuova Opera House di Oslo – MANCA
  • andare allo stadio per tifare Valerenga e annoiarsi davanti ad una partita lentiiissima – FATTO
  • passare tutte le domeniche sere al Bla, il locale con la musica dal vivo più trendy di Grunerlokka – FATTO
  • ospitare cinque amiche nella mia stanza di 12mq e portarle in giro per Oslo sotto una pioggia incessante – FATTO
  • studiare in bikini in riva al fiume Aker Selva – FATTO
  • fare il bagno nei fiordi – MANCA
  • sopravvivere a due home-taken exam – FATTO
  • abbracciare il mio professore di norvegese prima dell’ultima lezione – MANCA
  • seguire un corso di afro-aerobics insegnato nella lingua locale (il norvegese ovviamente!) – FATTO
  • pagare una birra più di 8€ – FATTO
  • organizzare un barbeque sulla spiaggia usando le praticissime griglie usa e getta (engangsgrill) – FATTO
  • visitare il Parlamento, la Fortezza di Akershus e il museo Kon-Tiki – MANCA

Ecco, ora sono quasi pronta a lasciare questo posto. E’ difficile mettere un punto a capo e ho paura che sarà ancora più avvilente, una volta tornata a casa, rileggere tutti gli appunti norvegesi che hanno affollato il mio blog in questo semestre.

E se il trauma da rientro è davvero troppo duro, non mi resta che entrare in analisi e cercare conforto nel lettino da psicologo dell’Erasmus Social Club.

Ha det bra Oslo!!



Si va pei’ boschi anche qui!
Marzo 15, 2008, 10:29 pm
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You know you have been too long in Norway when..….it seems nice to spend a week in a small wooden cottage up in the mountains, with no running water and no electricity.

L’università non ci lascia mai soli. Si preoccupano per noi, vogliono assicurarsi che gli studenti internazionali possano godere del massimo divertimento possibile, ma credono che fondalmentalmente da soli non ce la potremmo mai fare. Così, il nostro dolcissimo nonno Ted, resposabile degli studenti Erasmus per il secondo semestre, ci ha portati nei boschi di Oslo per trascorrere un bel week-end in un winter cottage tipicamente norvegese. E devo dire che le comodità non ci sono mancate! C’era l’acqua corrente, l’elettricità, cibo in abbondanza. E soprattutto c’era la sauna, e un enorme camino in una sala da pranzo con le pareti vetrate con vista sul tramonto.

La notte l’abbiamo passata scherzando sui nomi stupidi che hanno i semi delle carte in giro per il mondo (pata sono le picche finlandesi!), cantando davanti al fuoco (e gli italiani sono quelli che tengono alto l’umore, gli olandesi si ubriacano, le francesi hanno bisogno d’affetto), poi stamattina di nuovo tutti in marcia per tornare a casina, ché non si può passare troppo tempo nei boschi quando il sabato sera è dedicato alle imperdibile feste nelle residenze studentesche!

Ho camminato per quattro ore tra neve, alberi altissimi e cielo azzurro, sgranocchiando cioccolata e migliorando il mio inglese . Ora sono stanca, ma più viva che mai.



Dove eravamo rimasti?
Marzo 10, 2008, 11:09 pm
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Lo so che vi sono mancata e che una pausa di un mese da tutti i miei blog non è assolutamente giustificabile, ma ora cerchiamo di recuperare il tempo perso: dove eravamo rimasti? Dunque, sono tornata da Tromso e una bolla di malinconia mi ha chiuso nel silenzio mediatico per una settimana; poi ho avuto il coraggio di guardare le foto, ho trovato il tempo di arrabbiarmi per le macchie sull’obbiettivo della reflex e l’occasione di discutere con i miei compagni di viaggio sulla nostra puntatina al nord del mondo, e infine mi sono ripresa. La depressione post-articum infatti non ha niente a che vedere con Tromso. Almeno credo. E’ stato piuttosto uno di quei viaggi che ti fanno pensare che sì, devi proprio trovare un lavoro che ti permetta di essere in giro per il mondo a incontrare le persone che lo abitano e a fotografare i luoghi stupendi che l’uomo non ha ancora rovinato. E nonostante la fantomatica aurora boreale non sia apparsa in cielo durante il nostro soggiorno nordico, è stato un viaggio di cui non mi pento e che ancora descrivo come “amazing!” a tutti quelli che mi chiedono how was the arctic?

E poi? Cosa è successo?

Beh, è successo che sono tornata e mi sono resa conto che il mio tempo libero era praticamente finito. Due mesi d’Erasmus e mi sono trovota di nuovo ad annaspare tra i libri, ad angosciarmi per gli esami e a passarei pomeriggi nella biblioteca del campus. Per due settimane consecutive ho fatto la spola Bjolsen/Blindern senza passare dal centro città e mi sono sentita improvvisamente catapultata in un non-luogo fatto di studio, feste in casa identiche di week-end in week-end (“bring your own beer and try to find the way to come back home)” e caffè americani bevuti a lunghi sorsi tra un bus e una metro.

Poi ho ricevuto visite dall’Italia e, mostrandola a chi si è trovato qui per la prima volta, per pochi giorni, mi sono ricordata di come sia cool la città in cui vivo ora. Sono tornata ad essere una turista e ho camminato per le vie di Oslo come i primi giorni, gli occhi sgranati e la voglia di capire una nazione che è così diversa dalla mia seppur così vicina geograficamente. E mentre io ricominciavo ad apprezzare il mio essere qui, come studente, come osservatore privilegiato e non come semplice consumatore di attrazioni turistiche, le persone a me più vicine durante l’erasmus hanno cominciato ad odiare la Norvegia e tutto quello che riguarda la vita qui. Tutto attraverso i loro racconti diventa noioso, piccolo, inutile, solo costoso, non interessante…Ho cercato in tutti i modi di cambiare questa prospettiva così negativa ma nulla, sono davanti ad un muro! E mi chiedo: sono io quella sbagliata? Che riesco ancora a godere degli ultimi giorni di inverno come se fossero tesori preziosi, che apprezzo il fatto di vivere in un paese dove non si festeggia la festa delle donne, ma di fatto quest’ultime sono considerate molto più che nel mio paese, dove l’8 marzo siamo tutte in pizzeria per una serata senza uomini. Adoro Oslo, adoro la Norvegia. Adoro il fatto che con la metropolitana posso arrivare in mezzo alla natura, che non ci sia traffico per strada, che il claclson sia un’emergenza e non un’abitudine del nervosismo mattutino e che il mio portafoglio trabocchi di scontrini perchè qui sia considerato normale pagare le tasse, dal supermercato al chiosco per strada. Eccetera.
Siamo già a marzo e i miei mesi qui si accorciano sempre di più.
Come faccio a non sentire già la mancanza di questo paese quando penso che tra una settimana sarò in Italia, lo Stato dove può esistere ciò che è stato scritto nel libro Gomorra e nessun PD al mondo potrà risolvere??

Good luck, perchè io non potrò nemmeno votare.

Let’s apply for the Norwegian citizenship, quickly!



Promemoria
Febbraio 18, 2008, 2:59 pm
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Mai più ascoltare un disco dei Dakota Suite al ritorno di un viaggio dal Circolo Polare Artico.

Effetti collaterali: (1) fiumi di lacrime per la nostalgia di un paesaggio di ghiaccio che oggi rimane solo impresso -vagamente – nei pixel delle mie fotografie; (2) voglia di casa, di una mamma che mi svuota la valigia coi vestiti sporchi; (3) sensibilità alla stelle per le brutte notizie di viaggi che forse non si faranno più insieme (però torni, me lo hai promesso!) .

Rimedi: tazza di lamponi freschi con panna e zucchero. Tanto zucchero.



Ci sono.
Gennaio 31, 2008, 3:15 pm
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Cisonocisonocisono.

Non sono scomparsa avvolta dalle nebbie scandinave, quindi prometto in queste righe che tornerò a scrivervi di:

- università & istruzione nordica
- antropologia norvegese applicata
- cucinare in erasmus for dummies
- le 10 piccole cose che adoro di questo posto (my favourite things…)

Questo post è un post-it per ricordarmi che devo scrivere e raccontarvi tutto quello che vivo qui, ché altrimento perdo l’occasione di farmi invidiare da tutti voi che siete rimasti in Italia, poveretti, proprio durante questo bel periodo di politica esemplare! :-)

C U soon!



Skydag!!
Gennaio 15, 2008, 3:21 pm
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Ora mi sento quasi norvegese. Non ho i capelli biondi, nè gli occhi azzurri ma da oggi posso andare in giro e confondermi tra gli indigeni senza che nessuno possa sospettare la mia nazione di provenienza (certo, a patto di non indossare nulla targato Torino 2006!).

Ebbene sì, ho finalmente il mio paio di sci!!!!! Da domani posso prendere la linea 1, scendere a Holmenkollen e svagarmi tra i boschi insieme alle centinaia di norvegesi che sciano dalla mattina alla sera per le piste attorno ad Oslo. L’affitto di tutta l’attrezzatura è la spesa più economica che potessi sostenere ad Oslo (40€ per tutto il semestre) e oggi mi sono sentita davvero trendy a camminare in città con il mio bel paio di sci sottobraccio. In Italia non avrei mai osato affittare l’ingombrante attrezzatura senza avere la sicurezza di un passaggio in auto, ma qui gli sci sono più popolari degli animali domestici. Un norvegese su tre scende dalla metropolitana o dal bus, a qualsiasi ora del giorno, con gli sci da in una mano e il notebook nell’altra! Sì, avete capito bene: gli sci stanno ai norvegesi quanto la baguette sta ai francesi!!

Inevitabile che vi porti a provare il cross-country, dunque, se venite da queste parti. Se prima di partire avevo pianificato di andare a sciare una volta alla settimana, ora mi sento in dovere di aggiungere “almeno” una volta alla settimana! E’ fin troppo semplice raggiungere le piste e l’ingresso, ovviamente, è gratuito. E come saggiamente ci ha raccomandato Thea, la nostra fantastica Buddy Group Leader, “raramente in Norvegia vi daranno qualcosa gratis, so…take it!



That’s Oslo, folks!
Gennaio 10, 2008, 3:31 pm
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Expensive. E’ la parola che pronuncio più spesso da queste parti quando chiacchiero con i miei amici internazionali. E immediatamente dopo expensive viene cheaper con i punti interrogativi intorno. Succede quando commentiamo qualcosa di costoso (tutto?!) e ci scambiamo consigli per trovare negozi e supermarket in qualche modo economici rispetto allo standard norvegese. Quando sono i nativi a consigliarci sui prezzi e sugli acquisti di solito aggiungiamo anche is it norwegian-cheap? per capire se il loro concetto di economico equivale al nostro, ché siamo poveri studenti internazionali provenienti dal sud e dall’est (ma anche dall’ovest) dell’Unione Europea, senza petrolio e con un indice di sviluppo umano al quanto più basso di quello norvegese.

Invece nevebiancogrigiospecchioblu sono le parole che meglio descrivono l’ambiente in cui mi trovo. Sono le quattro del pomeriggio e il sole è decisamente tramontato, ma è già incredibile che oggi io abbia visto un triangolo di cielo azzurro. Di solito la coltre di nubi è spessa tanto quanto basta per farmi dimenticare che c’è qualcosa, lassù, oltre al cotone grigio che sovrasta le nostre teste. Ma non è un grigio malinconico, questo no! Niente di triste in questo clima freddo, umido e nevoso! Oslo mi rasserena, piuttosto. Tutto è ordinato, logico, preciso. E’ una metropoli, ma rispetto alla sua estensione sono davvero pochi gli abitanti che ci vivono e ci lavorano, sembra di essere in un paese di montagna con un’architettura a tratti futuristica, a tratti marittima. Le strade sono silenziosissime (la neve ovatta tutti i rumori!), nessuno grida, nessuno ti urta camminando. Niente fretta londinese sulla metro, nè calca per le strade come a Buenos Aires, nè turisti con la macchina fotografica ovunque come a Parigi. Oslo è per pochi eletti. E’ una città elegante, ma riservata, che svela il suo estro solo la sera, dopo le 22, tra i pub e i locali attorno Karl Johans Gate, la via principale del centro storico.

Studentby – student villages. Ce ne sono almeno 10 qui ad Oslo e la maggior parte sono abitati dai norvegesi. Gli Erasmus nell’Università di Blindern sono solo sessanta, gli stranieri degli altri continenti raggiungono quasi la stessa cifra, e tutti insieme non costituiamo una percentuale abbastanza rilevante per distinguerci con sicurezza in mezzo a questo popolo biondo dal viso pallido e raffinato. A Bjolsen, dove vivo, posso contare gli stranieri sul palmo di una mano: Stephanie (Messico), Ball (Thailandia), Stephan (Malta), Dontyna e Alessio (Italia). Abbiamo in mente una cena internazionale per scovare tutti gli stranieri che abitano dalle nostre parti: la sfida è arrivare almeno a…10 persone! Ce la faremo? Non ci perdiamo d’animo!

Burro. Non lo vendono da nessuna parte. Se qualcuno è stato a Oslo e ha trovato del burro, lo prego di mettersi in contatto con me. Non mi va di spalmare margarina o prodotti chimici strani sulle mie fette di pane, la mattina.

Tumblr. E’ dove siete pregati di seguire le mie avventure Erasmus. E’ più facile e veloce da aggiornare rispetto ad un blog, quindi se non mi trovate da queste parti è perchè sto aggiornando questo!

E’ tutto per ora, passo e chiudo!!



I’m leaving on a jet plane
Dicembre 3, 2007, 7:33 pm
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Manca un mese esatto alla mia partenza scandinava e le mie notti si popolano di sogni ed incubi inerenti a strade ghiacciate, lingue sconosciute e fornelli da campeggio. Sarà che inizio ad avere un po’ di fifa per quello che mi aspetta nei prossimi mesi?
Dal momento che ho bisogno di dormire, e di dormire bene, devo esorcizzare la mia ansia sul lettino del mio analista preferito, cioè voi, o cari, che leggete queste righe.

Ecco una lista delle mie paure ricorrenti:
- ho paura di non trovare casa
- ho paura di trovare casa in mezzo ai boschi che circondano Oslo e non poter uscire la sera per mancanza di mezzi di trasporto che sappiano superare l’ostacolo della neve
- ho paura di avere coinquilini sporchi, antipatici e ubriaconi, che lasceranno la tavoletta del water sempre alzata, la tavola da sparecchiare e i piatti da far lavare all’ultima arrivata, cioè io!
- ho paura di avere coinquilini così simpatici e festosi che mi mancheranno da morire quando sarò tornata
- ho paura di non conoscere nessuno e passare 6 mesi in solitudine artica
- ho paura di perdermi per le strade di Oslo e non trovare più punti di riferimento
- ho paura che non mi piacerà per niente l’erasmus e conterò i giorni alla sua fine
- ho paura di sentire nostalgia di casa
- ho paura di non sentire nostalgia di casa: l’erasmus sarà così incredibile che tutto, una volta tornata, non avrà più senso
- ho paura che il mio cane non mi riconosca più dopo 6 mesi d’assenza
- ho paura che sei mesi siano troppi
- ho paura che sei mesi siano troppo pochi
- ho paura di comprare schifosi biscotti al rabarbaro perché non so leggere le etichette in norvegese
- ho paura che non mi bastino i soldi
- ho paura di rimanere ingarbugliata nella burocrazia
- ho paura, e qui tremo al pensiero del check-in, che in 20kg di bagaglio non riuscirò a far entrare tutte le mie scarpe, i miei maglioni, la giacca a vento e il mio piumone.

L’altra notte ho sognato che mi regalavano un fornello da campeggio da mettere in camera ad Oslo. Ecco, gli attrezzi da cucina non mi mancheranno, state tranquilli. Piuttosto procuratemi un bel ricettario per sopravvivere con meno di 5€ al giorno, perché più di quelli, ve ne assicuro, non ho intenzione di spenderne! Che dite, perderò qualche kg? :-D