That’s Oslo, folks!

Posted on gennaio 10, 2008

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Expensive. E’ la parola che pronuncio più spesso da queste parti quando chiacchiero con i miei amici internazionali. E immediatamente dopo expensive viene cheaper con i punti interrogativi intorno. Succede quando commentiamo qualcosa di costoso (tutto?!) e ci scambiamo consigli per trovare negozi e supermarket in qualche modo economici rispetto allo standard norvegese. Quando sono i nativi a consigliarci sui prezzi e sugli acquisti di solito aggiungiamo anche is it norwegian-cheap? per capire se il loro concetto di economico equivale al nostro, ché siamo poveri studenti internazionali provenienti dal sud e dall’est (ma anche dall’ovest) dell’Unione Europea, senza petrolio e con un indice di sviluppo umano al quanto più basso di quello norvegese.

Invece nevebiancogrigiospecchioblu sono le parole che meglio descrivono l’ambiente in cui mi trovo. Sono le quattro del pomeriggio e il sole è decisamente tramontato, ma è già incredibile che oggi io abbia visto un triangolo di cielo azzurro. Di solito la coltre di nubi è spessa tanto quanto basta per farmi dimenticare che c’è qualcosa, lassù, oltre al cotone grigio che sovrasta le nostre teste. Ma non è un grigio malinconico, questo no! Niente di triste in questo clima freddo, umido e nevoso! Oslo mi rasserena, piuttosto. Tutto è ordinato, logico, preciso. E’ una metropoli, ma rispetto alla sua estensione sono davvero pochi gli abitanti che ci vivono e ci lavorano, sembra di essere in un paese di montagna con un’architettura a tratti futuristica, a tratti marittima. Le strade sono silenziosissime (la neve ovatta tutti i rumori!), nessuno grida, nessuno ti urta camminando. Niente fretta londinese sulla metro, nè calca per le strade come a Buenos Aires, nè turisti con la macchina fotografica ovunque come a Parigi. Oslo è per pochi eletti. E’ una città elegante, ma riservata, che svela il suo estro solo la sera, dopo le 22, tra i pub e i locali attorno Karl Johans Gate, la via principale del centro storico.

Studentby – student villages. Ce ne sono almeno 10 qui ad Oslo e la maggior parte sono abitati dai norvegesi. Gli Erasmus nell’Università di Blindern sono solo sessanta, gli stranieri degli altri continenti raggiungono quasi la stessa cifra, e tutti insieme non costituiamo una percentuale abbastanza rilevante per distinguerci con sicurezza in mezzo a questo popolo biondo dal viso pallido e raffinato. A Bjolsen, dove vivo, posso contare gli stranieri sul palmo di una mano: Stephanie (Messico), Ball (Thailandia), Stephan (Malta), Dontyna e Alessio (Italia). Abbiamo in mente una cena internazionale per scovare tutti gli stranieri che abitano dalle nostre parti: la sfida è arrivare almeno a…10 persone! Ce la faremo? Non ci perdiamo d’animo!

Burro. Non lo vendono da nessuna parte. Se qualcuno è stato a Oslo e ha trovato del burro, lo prego di mettersi in contatto con me. Non mi va di spalmare margarina o prodotti chimici strani sulle mie fette di pane, la mattina.

Tumblr. E’ dove siete pregati di seguire le mie avventure Erasmus. E’ più facile e veloce da aggiornare rispetto ad un blog, quindi se non mi trovate da queste parti è perchè sto aggiornando questo!

E’ tutto per ora, passo e chiudo!!

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