Jeg studerer pa Universitet i Oslo na.

Posted on febbraio 11, 2008

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Anche se ormai è più di un mese che l’università norvegese è diventata parte della mia quotidianità, sono contenta di aver aspettato l’inizio del mio corso di norvegese prima di raccontarvi how amazing sia il sistema scolastico qui al nord. La mia settimana più o meno si svolge dal lunedì al mercoledì, con lezioni super-intensive a frequenza obbligatoria, dove i prof. conoscono le vostre facce e non si dimenticano se arrivate in ritardo per più di due volte consecutive.

Lunedì. Ore 8. E’ presto, troppo presto per gli studenti erasmus. Il mio prof. di norvegese saltella per la classe come un folletto e non scherzo se vi dico che si chiama Frodo. Ci sta insegnando la fonetica e ci ha raccomandato soprattutto di non dimenticare le basi della pronuncia di questa strana lingua degli elfi, basi che si imparano correttamente se facciamo riferimento ai versi degli animali: in Norvegia infatti, una mucca non farà semplicemente MUUUU, come potrebbe capitare da noi in Italia, bensì MOOOEEE, come una specie di conato che risale dallo stomaco. Le pecore non belano con un BEEEE, ma emettono una sorta di BAAAA che finisce con la bocca a forma di OOO semichiusa. Il primo giorno di lezione Frodo ha scritto alla lavagna i suoi contatti pregandoci di chiamarlo per nome e cercarlo anche a casa per qualsiasi evenienza (ci ha lasciato tutti i suoi numeri personali). Frodo ha 55 anni e per due mesi all’anno lavora in Georgia insegnando inglese e norvegese.

Martedì. A lezione di giornalismo prevalgono gli studenti internazionali. Ma, costantemente, sono i norvegesi a brillare durante le comparazioni tra i sistemi mediatici tra paese e paese. L’Italia, in particolar modo, è sempre presa di mira dal professore quando vuole spiegare come funziona nel peggiore dei modi l’intreccio tra politica e giornalismo. Cerca sempre di chiedere informazioni sui media italiani agli studenti che ci sono in aula, ma fino ad ora me la sono cavata con un dignitoso silenzio mimetizzandomi tra i francesi, che, Sarkozy a parte, hanno dignità politica da vendere.

Mercoledì. Nel mio corso di linguistica c’è una ragazza che aspetta un bambino. E’ bellissima e giovanissima, è sempre molto serena e la vedo tutte le mattine a lezione. All’Università di Oslo per ogni corso c’è una pagina web che spiega le modalità d’esame e per ognuno si può trovare una clausola per “situazioni particolari” che possono essere tenute in speciale considerazione, come ad esempio la gravidanza. Dietro l’edificio di Social Science c’è un asilo nido che è gratuito per i figli di docenti è studenti. In Norvegia avere figli durante il periodo universitario è una possibilità prevista dalla legge. In Italia è, sostanzialmente, un diritto negato.

Giovedì. Di solito pianifico di fermarmi a studiare in biblioteca dopo le lezioni, ma gli scaffali sono pieni di giornali da ogni parte del mondo ed difficile concentrarsi sui libri quando hai a disposizione una tale quantità di carta stampata che aspetta solo la tua lettura. L’edificio della biblioteca è splendido, di concezione moderna ma allo stesso tempo ricca di particolari che richiamano l’austerità delle facoltà classiche: le pareti sono interamente costituite da vetrate per far penetrare più luce possibile tra le pagine dei libri degli studenti, ma le lampade sono le tipiche green lamp delle biblioteche anglosassoni che si vedono nei film ambientati nei campus americani e inglesi.

Venerdì. Per almeno due settimane non sono riuscita a decifrare la geografia del campus. Giravo con la mappa nella tasca e chiedevo a qualsiasi persona incontrassi nella mia strada quale fosse il building di storia e dove si trovasse il dipartimento di lingue. Il campus di Oslo comprende un’area che è toccata da quattro fermate della metropolitana, ospita una banca, un ufficio postale, un supermercato, un pub (e un fridayparty) per ogni facoltà, una farmacia, un edificio di bar e ristoranti per studenti, un asilo nido, due palestre (altre due sono fuori dall’area del campus ma appartengono all’università) con piscina e campi da tennis, football, pallavolo, basket, ecc.
I costosissimi libri per gli esami universitari possono essere comprati in una libreria che si estende su due piani e che farebbe impallidire il Mondadori Multicenter di Torino. Vi è una sala computer per gli studenti ogni due aule “tradizionali”, dove comunque c’è sempre un bel Mac a disposizione del professore. Il giornale dell’università esce ogni settimana e i giornalisti/studenti che vi lavorano sono pagati.

Le tasse universitarie sono pressocchè inesistenti: 60€ a semestre.

Il vice-rettore è una donna.