Per il visto ballo il twist(o)

Posted on agosto 25, 2009

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Immaginate di dover partire per le vacanze.

Ok, siete appena tornati, ma…immaginate di poter partire di nuovo.

Magari per raggiungere una meta extra-schengen, per la quale avete dovuto rinnovare il passaporto con la foto scattata appena svegli da una macchina automatica. Immaginate di essere cittadini di un paese non proprio ricchissimo, non proprio democratico (se siete italiani non dovete usare troppa fantasia), da cui spesso partono uomini e donne in cerca di un futuro migliore in altre terre, forse più ricche, forse più democratiche.
Voi però avete un buon impiego. Lavorate sodo da cinque anni e avete voglia di una meritata vacanza. Decidete di partire, ma almeno quattro o cinque mesi prima dovete iniziare una via crucis burocratica presso l’ambasciata più vicina per ottenere il documento del visto, di cui non saprete nulla con certezza fino a qualche giorno prima della partenza, quando sarete ormai pentiti di aver scelto una vacanza in un paese forse più ricco, forse più democratico ma sicuramente più sadico nei confronti di turisti di paesi lontani.

Claudia, italiana, decide di fare un viaggio in Giappone. Deve prima di tutto conoscere un cittadino giapponese che possa garantire per lei e che possa ‘dichiarare’ di ospitarla durante la sua permanenza in Giappone (ma dove lo trova  un giapponese di fiducia senza prima passare per il Giappone? Su Facebook?). Il suo/la sua giapponese di fiducia, deve anche firmare un sacco di documenti per promettere alla questura competente di rimpatriare la sua ospite italiana appena concluso il viaggio turistico. I nuovi moduli per ottenere il visto richiedono inoltre che il cittadino giapponese di fiducia metta a disposizione una certa somma di denaro (definita da una tabella del Ministero degli Esteri) con una fidejussione bancaria. A Claudia non basta garantire di avere un lavoro e capacità di mantenersi, ma deve dimostrare allo stato giapponese che nei suoi 15 giorni di vacanza non spenderà un solo centesimo, in alcun modo, dalle casse del governo. Pochissime banche conoscono la pratica di fidejussione bancaria per stranieri e Claudia rischia di non ottenere il visto, perdendo anche i soldi del biglietto aereo, ormai già nelle sue tasche.

Confusi?

Vi ho ingannati un po’, lo ammetto, ma era per coinvolgervi nella storiella. Per un cittadino italiano non c’è assolutamente bisogno di tutta questa burocrazia per due settimane di meritata vacanza.

Ma sostituite le parole “italiana” con “burkinabé” e “Giappone” con “Italia“. Ne ricaverete una dettagliata cronaca delle avventure che Eliane (non Claudia), la mia amica burkinabé, ha dovuto passare per una vacanza in Europa. Ora dorme nella stanza accanto e sicuramente sogna di cantare Evviva la democrazia, evviva la libertà!

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